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Ingres, Jean-Auguste-Dominique

pittore francese (Montauban 1780-Parigi 1867). Compiuti i primi studi a Tolosa, nel 1797 si trasferì a Parigi ed entrò nell'atelier di J.-L. David. Nel 1801 vinse il Prix de Rome e, in attesa di ricevere la borsa di studio che doveva consentirgli di recarsi in Italia, eseguì una serie di ritratti, tra cui Napoleone Primo Console (Liegi, Musée des Beaux-Arts), Napoleone I sul trono imperiale (Parigi, Musée de l'Armée) e quelli della famiglia Rivière (Philibert Rivière, Madame Rivière, Mademoiselle Rivière; Parigi, Louvre). Nel 1806 poté finalmente partire per Roma, dove studiò Michelangelo e soprattutto Raffaello, che rimase per sempre il suo modello ideale e a cui doveva dedicare dipinti come Raffaello e la Fornarina (Cambridge, Massachusetts, Fogg Art Museum) e Fidanzamento di Raffaello (Baltimora, Walters Art Gallery). In questo periodo, oltre ad alcuni ritratti, dipinse la Bagnante di Valpinçon (preceduta dalla Bagnante vista di schiena, 1807, Bayonne, Musée Bonnat) ed Edipo e la Sfinge (entrambi del 1808; Louvre) che, inviati a Parigi, non vi incontrarono né successo di critica né favore di pubblico. Scaduta la sua borsa di studio, Ingres decise di rimanere comunque in Italia e dal 1810 al 1820 eseguì numerosi ritratti (Madame de Senonnes, Nantes, Musée des Beaux-Arts; Monsieur de Norvins, Londra, National Gallery), una tela per la villa Aldobrandini con Virgilio che legge l'Eneide (Tolosa, Musées des Augustins) e una per un soffitto del Quirinale con il Sogno di Ossian (Montauban, Musée Ingres) e dipinse opere, considerate poi tra le sue più significative (Giove e Teti, 1811, Aix-en-Provence, Musée Granet; la Grande odalisca e Ruggero libera Angelica, 1819, Louvre), che inviate a Parigi vi furono invece aspramente criticate. Nel 1820 Ingres si trasferì a Firenze su invito dello scultore L. Bartolini, conosciuto nell'atelier di David; vi rimase quattro anni, dipingendo altri ritratti (Il conte Guriev, San Pietroburgo, Ermitage) e, su commissione della sua città natale, Il voto di Luigi XIII (cattedrale di Montauban), che nel 1824 portò egli stesso in Francia. In un clima politicamente e culturalmente cambiato il quadro riscosse un enorme successo; ciò procurò a Ingres onori e commissioni e lo indusse a stabilirsi a Parigi, dove aprì un atelier molto frequentato e fu nominato professore all'École des Beaux-Arts. Nel 1827 dipinse l'Apoteosi di Omero (Parigi, Louvre), che accrebbe la sua fama; con freddezza fu invece accolto nel 1834 il Martirio di S. Sinforiano, dipinto per la cattedrale di Autun, e il pittore, amareggiato, chiese di dirigere l'Accademia di Francia a Roma. Qui compì l'Odalisca con la schiava (1839, Cambridge, Massachusetts, Fogg Art Museum) e Antioco e Stratonice (1840, Chantilly, Musée Condé), che gli valsero il trionfale rientro in Francia (1841) dove si moltiplicarono le commissioni e gli incarichi ufficiali; dipinse bellissimi ritratti (Madame Gonse, Montauban, Musée Ingres; La baronessa di Rothschild, Parigi, collezione privata; La contessa d'Haussonville, New York, Frick Collection; Madame Moitessier in piedi, Washington, National Gallery; Madame Moitessier seduta, Londra, National Gallery), l'Apoteosi di Napoleone I (distrutta) per la prefettura di Parigi, Omero e la sua guida per Leopoldo I del Belgio (Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts), la Sorgente e il Bagno turco, entrambi al Louvre. Ingres è stato a lungo considerato l'ultimo ed eletto rappresentante della corrente classica, in antagonismo con la corrente romantica e col suo capo riconosciuto, Delacroix. Ma se l'artista rimase sempre legato all'esigenza di un'estrema compostezza e di una tersa purezza formale, si discostò profondamente dai rigorosi schemi neoclassici di David. Il suo disegno non è mai schematico, ma duttile e sinuoso, rivelatore di una acuta sensibilità e di contenute emozioni; il colore, pur considerato da Ingres solamente un accessorio del quadro, che doveva basarsi sul “disegno saldo e nello stesso tempo fine”, ha squisiti accordi tonali e, specialmente nei ritratti, una brillantezza gemmea; il chiaroscuro crea nella perfezione dei nudi morbidi effetti plastici. Questi elementi conducono pertanto a scorgere nella dominata passionalità della “classica” pittura di Ingres equilibrati accenti romantici. Grande importanza ha naturalmente l'opera grafica dell'artista, che si valse di molte tecniche disegnative. Bellissimi, per libertà espressiva e preziosità stilistica, i ritratti a matita, tra cui La famiglia Stamaty, Paganini (entrambi a Bayonne, Musée Bonnat), Barbara Bansi (Parigi, Louvre). Quest'ultimo, eseguito quando Ingres era appena ventenne, rivela già la capacità di cogliere ogni particolare delle vesti e della pelle del soggetto con sottigliezza implacabile e nello stesso tempo con altissima poesia. Ingres influenzò numerosi artisti (H. Flandrin, T. Chassériau, i puristi); Renoir ebbe un periodo “ingrista”, gli impressionisti non ne ignorarono la lezione e alla suggestione del suo disegno, e del concluso ritmo lineare, non sfuggì in un periodo della sua vicenda artistica Picasso.

Bibliografia

J. Cassou, Ingres, Bruxelles, 1947; A. Bertram, Ingres, Londra-New York, 1949; G. Wildenstein, The Paintings of Ingres, Londra, 1954; J. Lacambre, Ingres et son temps, Parigi, 1967; R. Rosemblum, Ingres, New York, 1967; A. Zanni, Ingres, Firenze, 1990.