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Ivens, Joris

cineasta olandese (Nimega 1898-Parigi 1989). Maestro mondiale del documentario militante, poeta della natura e dei suoi elementi (l'acqua, soprattutto) e insieme testimone di fatti rivoluzionari in ogni parte del globo, così da guadagnarsi l'epiteto di “olandese volante”, ha cantato liricamente il lavoro e le lotte dell'uomo. In Olanda iniziò l'attività passando da saggi puramente ritmici e formali (Il ponte, 1928; Pioggia, 1929) a capolavori di impegno sociale quali Zuiderzee (1930) e Nuova terra (1934). Realizzò Komsomol (1932) in URSS, Borinage (1933) con H. Storck in Belgio. Fu sul fronte repubblicano per Terra di Spagna (1937). In Cina per I 400 milioni (1939) recò un contributo di fondo e una cinepresa simbolica alla nascita del cinema cinese popolare. Negli USA e in Canada durante la guerra, firmò tra l'altro, con L. Milestone, Our Russian Front (1941) e collaborò alla serie Perché combattiamo di F. Capra con le riprese spagnole e cinesi. Con L'Indonesia chiama (1946) diresse uno dei suoi film più tipicamente militanti, documentando lo sciopero di solidarietà nei porti australiani. Nel trittico I primi anni (1947) affrontò il tema delle democrazie popolari europee: Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia (e anche Iugoslavia, poi soppressa nel montaggio definitivo per motivi contingenti). La sua più alta opera collettiva, richiestagli dalla Federazione sindacale mondiale, fu Il canto dei fiumi (1954-55) in cui figurano i nomi di B. Brecht, D. Šostakovič, P. Robeson, V. Pozner. Con A. Cavalcanti organizzò e supervisionò La rosa dei venti (1955-56), cinque episodi sulle battaglie della donna nel mondo (quello italiano, Giovanna, diretto da G. Pontecorvo), quindi, su un poema di J. Prévert appositamente scritto, girò il documentario di puro lirismo La Seine a rencontré Paris (1957). Infaticabile, realizzò sul posto Lettere dalla Cina (1958); in Italia, chiamatovi da E. Mattei, L'Italia non è un paese povero (1959); nel Mali, Demain à Nanguila (1960); a Cuba Carnet de viaje (1961); in Cile A Valparaíso (1962); in Vietnam Il cielo e la terra (1965) e nel Laos Il popolo e i suoi fucili (1969). Realizzata nella Cina Popolare e trasmessa anche dalla televisione italiana, Come Yukong rimosse le montagne (1973-75) è opera complessa e di grande impegno, oltre che la testimonianza conclusiva di un antico e fedele interesse per quella rivoluzione. Nel 1988, un anno prima della scomparsa, Ivens diresse lo straordinario Io e il vento, documentario “magico” sull'aria, i suoi effetti e la sua influenza sulle tradizioni cinesi.