Questo sito contribuisce alla audience di

James, Henry

scrittore statunitense (New York 1843-Londra 1916). Fratello del filosofo William e figlio del pensatore swedenborghiano Henry James senior, che era ostile a ogni forma di istruzione organizzata, fin da bambino James conobbe un incessante via vai da un precettore all'altro, da una scuola privata, da un'abitazione, da un continente all'altro. Già in tenerissima età gli fu istillato il “virus” dell'Europa, dove avrebbe passato gran parte della sua vita e la cui contrapposizione sociale, morale e simbolica con gli Stati Uniti sarebbe assurta a tema centrale della sua narrativa. Dopo che una misteriosa ferita gli impedì di partecipare alla guerra civile, e a cui James attribuì la forma d'impotenza che lo afflisse tutta la vita, e dopo aver brevemente frequentato la facoltà di legge dell'Università di Harvard (1862), cominciò a collaborare con recensioni e racconti alle riviste di Boston. Del 1871 è il racconto emblematico A Passionate Pilgrim (Un pellegrino appassionato) sul rapporto idealizzato con l'Europa, rapporto che viene criticamente affrontato nella monografia su Hawthorne (1879), in cui James teorizza la necessità per il romanziere americano di trattare almeno indirettamente dell'Europa, data l'insufficienza del materiale natio. Nel 1876, dopo un soggiorno a Parigi dove entrò in contatto con gli scrittori francesi dell'epoca, di cui tratta in French Poets and Novelists (1878; Poeti e romanzieri francesi), si stabilì a Londra, e la sua narrativa venne sempre più incentrandosi sul cosiddetto “tema internazionale”: il contrasto fra gli Americani, socialmente rozzi e innocenti del mondo ma animati da una schiettezza di sentimento morale, da un lato, e gli Europei dall'altro, carichi di storia, arte e cultura, il cui agio sociale e la cui raffinatezza di modi nascondono però abissi di corruzione e schiavitù morale. Il tema appare quasi costantemente nei romanzi e nei racconti della sua prima fase, da Roderick Hudson (1876) a Daisy Miller (1879) – l'unico, vero successo popolare di James – da svariati racconti, fino al capolavoro di questa prima fase, Portrait of a Lady (1881; Ritratto di signora), in cui la conclusione assume connotazioni morali di inquietante ambiguità. Il tema internazionale venne quindi quasi del tutto abbandonato nella “fase mediana”, durante la quale James affrontò il tema puramente americano, come nel delicato Washington Square (1881), ricchissimo di acute indagini psicologiche, e nel più corposo The Bostonians (1886; I bostoniani), e mostrò di risentire delle tendenze contemporanee verso il naturalismo deterministico e il realismo impegnato, come in certi suoi ampi affreschi psicologico-sociali: The Princess Casamassima (1886; La principessa Casamassima) e The Tragic Muse (1890; La tragica musa). Lo scarso successo di questi romanzi spinse James a tentare per alcuni anni cruciali (1890-95) e con una quindicina di opere la via del teatro, dal quale ricevette soltanto cocenti delusioni. Ritornato quindi con tutte le proprie forze alla narrativa – nel frattempo erano uscite importanti raccolte di racconti – James scoprì le possibilità di applicazione delle tecniche drammatiche al romanzo, sviluppando il suo metodo peculiare del “punto di vista circoscritto”, ossia di un narratore interno alla vicenda dal cui punto di vista limitato vengono presentati i fatti. Tale tecnica fu sperimentata e applicata in una serie di romanzi della fine secolo – come The Spoils of Poynton (1897; Le spoglie di Poynton), What Maisie Knew (1897; Quel che sapeva Maisie), The Awkward Age (1899; L'età ingrata) – in cui il campo di osservazione e di denuncia è quello dell'alta società inglese corrotta e corruttrice, ma in cui l'applicazione del nuovo metodo narrativo apre le porte all'ambiguità di visione e talvolta di giudizio morale. Il punto di vista circoscritto intensifica, infatti, ma anche relativizza la visione; l'incertezza sembra coinvolgere le possibilità stesse della narrativa in linea o addirittura in anticipo rispetto a certe tendenze novecentesche: James supera comunque tale momento di dubbio in quella che è considerata la sua fase maggiore e che coincise coi primi anni del Novecento. Nei tre grandi romanzi The Wings of the Dove (1902; Le ali della colomba), The Ambassadors (1903) e The Golden Bowl (1904; La coppa d'oro), riprese esplicitamente il tema internazionale, ma profondamente modificato nei suoi termini e nella sua essenza. Né sul piano sociale né sul piano morale è più possibile la semplice contrapposizione di valori positivi e valori negativi, giacché i termini del contrasto si sono ormai rovesciati e confusi. Nel primo romanzo l'eroina americana ha le ali tarpate da una congiura di Europei, ma in Europa trova pur sempre il breve momento di vita e di felicità; nel secondo la presunta corruzione europea rivela tutta la propria tensione vitale e la capacità stessa del sacrificio mentre il moralismo americano non nasconde che grettezza ed egoismo; nel terzo sembra difficilissimo, forse impossibile, stabilire se sia maggiore la colpa degli Europei adulteri o la crudeltà della vendetta a cui sono sottoposti dalla determinazione dell'eroina Maggie Verver. Si è nel campo delle ambiguità totali del cuore, del comportamento e dell'azione umana, che d'altro canto sono strettamente connesse alla sostanza e al metodo stesso della narrazione. Anche per la rarefazione e la complessità stilistica che contraddistinguono queste opere, si è già nel vivo del romanzo novecentesco, a cui James stava per dare un nuovo contributo con le due opere rimaste incompiute, The Sense of the Past (1917; Il senso del passato), dove il passato un tempo idealizzato ha tutte le connotazioni dell'incubo, come avviene nel bellissimo racconto The Jolly Corner (1908; Il bell'angolo) e The Ivory Tower (1917; La torre d'avorio). Negli ultimi anni della sua vita continuò ininterrotta la serie di racconti di altissima levatura – The Altar of the Dead (1909; L'altare dei morti), The Finer Grain (1910; La grana più fine) – in cui sempre più intensa e rarefatta si fa la qualità della visione e della scrittura. Si conclude in questi anni anche la lunga serie di scritti critici che fanno da contrappunto all'attività del narratore, da quelli già ricordati a View and Reviews (1908; Vedute e recensioni), Notes on Novelists (1914; Note sui romanzieri), Within the Rim (1918; Entro l'orlo). Pochi mesi prima di morire James otteneva la cittadinanza britannica, rompendo il lungo rapporto di ambivalenza fra le due nazioni che aveva ispirato gran parte della sua narrativa. Negli Stati Uniti era ritornato nel 1904 per una lunga visita che gli ispirò un magnifico reportage fra il documentario e il visionario, The American Scene (1907; Il panorama americano), ultimo di una nutrita serie di libri di viaggio in cui l'acuta curiosità del cosmopolita è esaltata dalla consumata felicità stilistica: A Little Tour in France (1885; Un piccolo viaggio in Francia), English Hours (1905; Ore inglesi) e Italian Hours (1909; Ore italiane), ecc. Incompiuta restava la sua splendida autobiografia: A Small Boy and Others (1913; Un ragazzino e altri), Notes of a Son and Brother (1914; Note d'un figlio e fratello) e The Middle Years (1917; Gli anni di mezzo), che chiarisce le radici della sua natura di uomo e di artista, due aspetti di una unica realtà per uno scrittore la cui vita si identifica con una totale dedizione all'arte. Squisito anche se talvolta fastidioso e rarefatto stilista, James dà una serie di affascinanti quadri e visioni del suo tempo, di un'America che si misura e si realizza nel suo rapporto con l'Europa, di una società e di un mondo in disfacimento ma protesi verso il nuovo secolo.

Bibliografia

O. Cargill, The Novels of Henry James, New York, 1961; L. Holland, The Expense of Vision, Princeton, 1964; P. Buitenhuis, The Grasping Imagination, Toronto, 1970; D. Izzo, Quel mostro bizzarro, Roma, 1988.

Media


Non sono presenti media correlati