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Kāshi

città (215.437 ab. nel 1990) della Cina, nella regione autonoma del Sinkiang Uighur (Regione del NW), a 1300 m in un'oasi al margine occidentale del deserto del Takla-Makan. Importante centro carovaniero all'incrocio delle piste provenienti dall'E e dal S del Paese, dal Kashmir e dall'ex URSS, è mercato agricolo (cotone) e del bestiame e sede di industrie alimentari, tessili (tappeti), conciarie, meccaniche, delle ceramiche, chimiche e del cemento. Aeroporto. Anche K'a-shih. § Anticamente una delle più importanti aree delle civiltà sedentarie dell'Asia centrale, da Kāshi si dipartiva una delle due piste carovaniere, il tracciato nord, dell'itinerario della Via della Seta e si incontravano le città-Stato di Kučā (Kuqa), Qarašahr, Turfan e altre, attivi centri di commercio ma soprattutto fecondi centri di cultura e di arte fioriti sullo stimolo e nell'ambito della propagazione religiosa del buddhismo nei suoi più importanti sviluppi dal sec. II al sec. IX-X. Tali centri possono considerarsi come stazioni di transito, di incontro e di irradiazione della classicità greco-romana e delle estetiche dell'arte indiana, iranica e cinese. Nelle comunità monastiche dell'Asia centrale le convenzioni estetiche indiane e greco-iraniche avevano dato vita all'arte della cosiddetta scuola di Gandhara in quello stile di rappresentazione iconografica detto “greco-buddhistico”. Se a Kāshi le distruzioni musulmane non hanno lasciato traccia delle testimonianze artistiche di questo passato (tranne rovine di stūpa, le più consistenti delle quali possono considerarsi quelle di Topa-Tim e di Mauri-Tim), lungo il percorso che da Kāshi porta ai vari centri monastici fioriti attorno alle grandi oasi la documentazione d'arte si è conservata con ricchezza di reperti e di monumenti nelle varie regioni.

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