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Kashmir

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Generalità

Regione (222.236 km²) dell'Asia centromeridionale, prevalentemente montuosa ma con ampie e fertili vallate percorse dall'Indo e da alcuni fra i suoi maggiori affluenti. Politicamente è divisa fra l'India, il Pakistan e la Cina, ma i confini non sono riconosciuti da nessuna delle tre parti in causa, ognuna delle quali rivendica tutto, o quasi, il territorio da essa non occupato. La linea del cessate il fuoco è stata confermata dai governi indiano e pakistano prima con la dichiarazione di Taškent (gennaio 1966), poi con l'accordo di Simla (dicembre 1972). Il Kashmir indiano costituisce uno Stato federato dell'India col nome di Jammu e Kashmir e ricopre l'intero settore meridionale della regione. Il Kashmir pakistano, detto Azad Kashmir (Kashmir libero), si estende per 83.807 km² nel settore settentrionale, sino al confine con l'Afghanistan; capoluogo è Muzaffarabad. La Cina occupa invece la parte nordorientale, montuosa e scarsamente abitata. Il Kashmir corrisponde a una delle zone più elevate della Terra, comprendendo entro i suoi limiti, per altro non facilmente definibili, i rilievi del Karakoram e il settore settentrionale della catena dell'Himalaya, con cime che superano gli 8000 m, come il K2 e il Nanga Parbat. Il clima è di tipo alpino, con accentuate escursioni termiche giornaliere e precipitazioni non copiose, ma sufficienti alle necessità agricole. La popolazione, formata in prevalenza da Kashmiri, Dogra e Dardi, è dedita all'agricoltura (cereali, frutta, ortaggi), all'allevamento ovino e caprino, allo sfruttamento forestale e alla lavorazione della lana e della seta. Centri principali sono Srinagar e Jammu.

Storia

La leggenda ricorda il Kashmir come un grande lago prosciugato dal rishi Kasyapa. Poco si conosce della sua storia più antica: nel sec. VII pare includesse Kabul, Gandhara e Punjab, ma nell'VIII pagava tributo alla Cina. Forse meta di missioni buddhiste già dai tempi di Aśoka (sec. II a. C.), ebbe un'alternanza di sovrani indù e buddhisti (ivi compreso Kaniska I) e vi si affermarono le dinastie Karkota (sec. VII-VIII) e Utpala (sec. IX e X), finché nel 1346 cominciarono le invasioni musulmane. Nel 1586 entrò a far parte dell'impero Moghūl, poi (fine sec. XVIII) vi regnò la dinastia afghana dei Durrāni, ai quali la tolsero i Sikh di Ranjit Singh del Punjab nel 1819. Dopo la I guerra Sikh (1846) gli Inglesi lo misero sotto il controllo del Dogra Culab Singh, che unificò Kashmir, Jammu e Ladakh. Nel 1952, nella zona indiana del Kashmir un'Assemblea costituente varò una Costituzione che proclamava la Repubblica, realizzando uno Stato autonomo nell'ambito dell'Unione Indiana. Le tensioni tra India e Pakistan non sono mai cessate e nonostante il Kashmir indiano nel 1975 abbia chiesto e ottenuto l'annessione all'Unione Indiana, la regione ha rappresentato una polveriera in grado di scatenare un conflitto generale tra i due paesi. Nei primi anni Novanta il Kashmir indiano è stato teatro di movimenti di rivolta armata da parte dell'opposizione musulmana, cui l'Unione ha risposto con un massiccio intervento repressivo. Ciò ha acutizzato la crisi con il Pakistan, accusato dagli Indiani di mire espansionistiche e di fomentare la rivolta armando i guerriglieri. Il punto più alto della rinnovata tensione tra i due Paesi si è avuto nell'agosto del 1990 con violenti duelli di artiglieria ingaggiati proprio sulla linea di confine del Kashmir. Se il confronto diretto tra India e Pakistan fortunatamente si è attenuato, il movimento separatista interno del Kashmir non ha mostrato cedimenti, mettendo a dura prova il governo indiano. Lo stato di guerriglia ha assunto quindi carattere permanente con il suo corredo di efferatezze e la provincia di Srinagar è divenuta l'epicentro di violenti combattimenti. Solo nel 1994 (marzo) il governo indiano ha assestato un duro colpo ai separatisti con l'arresto del loro leader Javed Mir. Lo stato di guerra permanente tra secessionisti ed esercito ha continuato a insanguinare il Kashmir anche nel 1995 e la violenza degli scontri ha portato alla completa distruzione della città di Sharar-i-Sharif e del suo antico tempio assurto a simbolo di tolleranza (maggio). L'irriducibilità degli oppositori filo-pakistani ha fatto da pendant alla durezza della repressione che in più occasioni si è abbattuta anche sulla popolazione musulmana inerme, senza che si potesse intravedere una soluzione politica di un conflitto alimentato dall'intransigenza religiosa, ma anche dalle interessate ingerenze del Pakistan. L'assenza di qualsiasi ipotesi negoziale ha fatto anzi allargare il teatro di una violenza che, già responsabile di decine di migliaia di morti, si è sviluppata anche con una serie di micidiali attentati nella capitale indiana (1996). La guerra dell'estate 1999, favorevole all'India, ha visto uno spiraglio di pace con l'accordo per la riduzione dell'attività militare nel Kashmir, raggiunto in luglio su pressione statunitense, tra i capi militari di India e Pakistan. Ma il dirottamento di un Airbus indiano nel dicembre 1999 da parte degli estremisti islamici, una bomba a Srinangar nel gennaio 2000 (in territorio controllato dall'India) e alcuni scontri nelle zone di confine avvenuti nel 2002, hanno fatto drammaticamente riesplodere il conflitto.

Arte

La particolare posizione geografica ha favorito nel Kashmir uno svolgimento artistico sensibile all'assimilazione, nel contesto della tradizione indiana, di apporti diversi (classici, iranici, indo-iranici, centro-asiatici, gandharici e kushāna), oltre a influssi dell'arte cinese. La definizione di un'arte kashmira si realizzò con l'ascesa al potere della dinastia Karkota, con il cui nome si distingue questo periodo dell'arte. Con il regno di Lalitaditya (723-756) coincise la grande attività costruttiva del Kashmir indù e buddhista (monumenti architettonici poi distrutti e spogliati dai tardi sovrani indiani e sfruttati quale fonte di materiale di riporto in epoca musulmana). Vestigia architettoniche attribuite alle prime fasi del regno Karkota sono da considerarsi i templi di Sankarācārya, di Loduv e di Norwa. All'inizio del sec. VIII si sviluppò una statuaria buddhistica in metallo (rame sbalzato e dorato) che nelle immagini del Buddha richiama modelli della statuaria di Bamiyan. Più tardi, accanto agli stili tardogupta (nell'interpretazione dei quali furono costruiti numerosi stūpa, decorati secondo formule stilistiche cinesi) si manifestarono quelli bizantini della Siria romana (tempio di Surya a Martand e tempio di Malot nel Salt Range). Allo stile Karkota seguì quello di Utpala (dal nome della dinastia). Sotto il regno di Utpala Avantivarman (856-883) fu fondata Avantipura e furono costruiti i suoi templi dedicati a Śiva (Avantisvara) e a Viṣṇu (Avantisvami) con elementi decorativi di derivazione sasanide. Come già quella karkota, anche la cultura utpala diffuse caratteri dell'arte kashmira fuori del Paese (tempio di Kāli a Thalora-Babbaur nell'Himalaya orientale; tempio di Kaladhera nel Jammu). L'arte del Kashmir sopravvisse nell'interpretazione di alcuni suoi caratteri fondamentali nelle valli del Kangra e del Punjab. Nel sec. XI, dopo il periodo di decadenza, che vide il diffondersi dell'architettura lignea vi fu una certa ripresa, destinata a esaurirsi però nel sec. XIII. Un'immagine della pittura del Kashmir dei sec. VIII-IX può riscontrarsi in alcuni aspetti delle pitture murali centro-asiatiche (Qizil) e poi, per i sec. X-XI, in quella tibetana. Dopo le distruzioni musulmane (sec. XIV-XV), nelle nuove architetture si cercò di operare una fusione tra elementi dell'arte indù e dell'arte musulmana; tale processo ebbe alcuni esiti nel periodo Moghūl (moschee di Patthar e di Ahūn Mūlla Sah), specie nel tardo stile di tendenza persiana. Influenze indo-afghane si ebbero più tardi nella pittura.

Bibliografia

R. C. Kark, Ancient Monuments of Kashmir, Londra, 1930; G. Tucci, Tibetan Painted Scrolls, 2 voll., Roma, 1948; S. Chandra Ray, Early History and Culture of Kashmir, Calcutta, 1958; D. H. Gordon, The Preistoric Background of Indian Culture, Bombay, 1958; J. P. Ferguson, Kashmir. An Historical Introduction, Londra, 1961; M. Pithawalla, An Introduction to Kashmir. Its Geology and Geography, Karachi, 1963; A. Lamb, Crisis in Kashmir 1946-66, Londra, 1966.