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Kasprowicz, Jan

poeta e drammaturgo polacco (Szymborz 1860-Poronin 1926). Figlio di contadini, ottenne la cattedra di letteratura comparata alla Università di Leopoli, di cui fu rettore dal 1921 al 1922. Esponente della “Giovane Polonia”, dai temi giovanili del radicalismo sociale e dal metodo naturalistico, presenti in Poesie (1889) e Dal campo del contadino (1891), passò alle liriche intime e riflessive di Anima lachrymans (1894), per poi evolversi verso moduli simbolistici e impressionistici nella raccolta Cespuglio di rosa selvatica (1899). Un ruolo decisivo nell'opera di Kasprowicz ebbero i volumi A un mondo morente (1901) e Salve Regina (1902) contenenti otto inni filosofico-riflessivi, ispirati a una concezione cosmica della fine dell'umanità, che, accanto a un prometeismo sacrilego, riflettono anche motivi di pentimento. Kasprowicz scrisse anche un volume di prosa poetica satirico-ironica, Sul cavallo eroico... (1906), e la raccolta La Bibbia dei poveri (1916), espressione della sua intima religiosità. Nel campo della drammaturgia si ispirò alla problematica filosofico-etica, risalendo alla tradizione dei misteri medievali col Marchołt rozzo e zotico (1920).

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