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Kazantzákis, Níkos

poeta e narratore greco (Iráklion 1885-Friburgo 1957). Laureato in legge all'Università di Atene, si trasferì a Parigi dove entrò in contatto con le idee filosofiche e le correnti letterarie del tempo. Frutto dei suoi primi anni di attività furono Il serpente e il giglio (1906), racconto poetico di voluttà e di morte, e il Capomastro (1910), impregnato di filosofia nietzchiana. Nel 1914 conobbe Sikelianós, di cui condivise per qualche tempo gli ideali, e compì con lui una serie di viaggi, illudendo la sua irrequietezza. Poema di ampio respiro è l'Odissea, di 33.333 versi, dove Odisseo rappresenta l'autore stesso, travagliato da un'ansia senza posa, o il popolo greco, che tanto ha conquistato e tutto ha perduto. L'opera ebbe molto successo, specialmente nei Paesi anglosassoni, nonostante gli eccessi di tensione enfatica, accanto a inevitabili stanchezze e prolissità. Nei romanzi in prosa, Kazantzákis meglio riuscì a conciliare le suggestioni fantastiche con le istanze filosofiche. Si citano: Vita e fatti di Alessio Zorbàs (1946; trad. it., Zorba il greco), portato sullo schermo da M. Cacoyannis nel 1965, nel quale il protagonista, che vive con naturale buon senso e serena disponibilità le quotidiane esperienze, è in contrasto con l'autore stesso, il quale, staccatosi dalla vita, non ha che la possibilità di rappresentarla; Cristo di nuovo in croce (1954), di cui J. Dassin curò una trasposizione cinematografica (Colui che deve morire, 1957), ambientato in un villaggio che vede la convivenza di Greci e Turchi, dove, a contrasto con la fierezza d'un puro olocausto, sta la corruzione del clero e dei capipopolo; Capitan Michalis (1953), ispirato dal Taraš Bulba, che presenta, attraverso la figura del padre dell'autore, dura ma non priva d'un suo eroismo, episodi dell'insurrezione cretese, con qualche punta di satira; L'ultima tentazione (1952) e Il poverello di Dio (1954), in cui si possono trovare idee e modi di Dostoevskij, specialmente nella proclamata necessità di purificazione. Non adatte alla scena le opere drammatiche di Kazantzákis, accostabili alle tragedie liriche di Sikelianós: Niceforo Foca, Cristo, Odisseo, Prometeo (una trilogia), ecc. Degne di nota le traduzioni poetiche dell'Iliade (1955) e dell'Odissea (postuma, 1965), condotte col filologo Kakridís, e della Divina Commedia (1954-55).

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