Questo sito contribuisce alla audience di

Keaton, Buster

nome d'arte dell'attore e regista cinematografico statunitense Joseph Francis Keaton (Pickway, Kansas, 1895-Hollywood 1966). Figlio d'arte, calcò da sempre e fin quasi all'ultimo il palcoscenico del varietà. Sullo schermo esordì nel 1917 come “spalla” di R. Arbuckle (Fatty), finché nel 1920 divenne produttore, oltre che sceneggiatore e regista (spesso con E. Cline), di se stesso in una ventina di cortometraggi, alcuni già eccezionali, fino al 1923, quando passò al film completo. Nacque così il suo personaggio comico, da collocare, nella storia del cinema, accanto a Charlot. Impassibile, cocciuto, senza un trasalimento né un sorriso, affrontava l'universo intero – naturale, meccanico o umano – coalizzato contro di lui, domando ogni sorta di cataclisma in perfette geometrie narrative. La sua arte muta, rivalutata tra le più alte negli ultimi anni, dopo un'eclisse di decenni (ma in Italia E. Cecchi fu tra i primi a esaltarla), si espresse in capolavori quali Accidenti che ospitalità (1923), Sherlock Junior (tit. it., La palla n. 13) e Il navigatore (1924), Le sette probabilità e Go West (tit. it., Io e la vacca) nel 1925, The General (1926; La Generale ; tit. it., Come vinsi la guerra), tutti da lui diretti; e inoltre in College (1927), Steamboat Bill Jr. (tit. it., Io e il ciclone) e The Cameraman (tit. it., Io e la scimmia) nel 1928 e Spite Marriage (tit. it., Io e l'amore) nel 1929. Il sonoro lo costrinse a rompere quell'armonia mimica e a farlo addirittura ridere nel film francese Il re dei Campi Elisi (1935). Si assoggettò a un'attività secondaria di gagman, talvolta richiamato da altri in memorabili apparizioni (Viale del tramonto, 1950, di B. Wilderprattutto Luci della ribalta, 1952, di Chaplin). In Italia interpretò l'ultimo film (Dolci vizi al Foro, 1965, di R. Lester ) poco prima di morire. Consulente e supervisore di The Buster Keaton Story (1957) con D. O'Connor, si fece ritrarre nel reportage televisivo Buster Keaton rides again (1965). Ma l'ultimo trionfo personale fu alla Mostra di Venezia, quando accompagnò lo short di cui era protagonista, come all'inizio della sua carriera di autore-attore: i venti minuti di Film (1965) su soggetto di un suo illustre allievo, S. Beckett, procurarono all'indirizzo del vecchio comico un'ovazione interminabile.

Bibliografia

B. Keaton, C. Samuels, My Wonderful World of Slapstick, New York, 1960; D. Turconi, F. Savio, Buster Keaton, Venezia, 1963; G. Rondolino, Buster Keaton, Torino, 1970; P. Arlorio, Il cinema di Buster Keaton, Roma, 1972; F. Ballo, Buster Keaton, Milano, 1982.