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Keats, John

poeta inglese (Londra 1795-Roma 1821). La sua breve vita fu caratterizzata da due pensieri dominanti: il tentativo di comporre il dissidio tra la Bellezza e la vita reale fissando la prima nell'eternità del verso, e la lotta contro tutto ciò che, dalla malattia allo stesso tumultuoso amore con Fanny Brawne (conosciuta nel 1819), si ponesse come un ostacolo al raggiungimento di questo fine. Della malattia e della sua gravità non tardò a essere pienamente conscio: la professione medica, cui era stato avviato dai tutori dopo che la tubercolosi, nel 1810, lo aveva privato della madre (il padre, uno stalliere, era morto anni prima in seguito a una caduta da cavallo), gliene aveva resi evidenti i segni al loro primo manifestarsi, poco prima che anche il fratello Tom, nel 1818, fosse vinto dal terribile morbo. A quel tempo, tuttavia, Keats già aveva lasciato la medicina per la poesia, nonostante le sfavorevoli accoglienze ricevute nel 1817 dal suo primo libro di versi, Poems (accoglienze cui non fu estranea la sua amicizia con Leigh Hunt, inviso, per le sue idee liberali, alle più influenti riviste del tempo). Dopo la morte del fratello si trasferì ad Hampstead, nella casa dell'amico Charles Armitage Brown (ora trasformata in museo dedicato al poeta), dove, nel corso del 1819, produsse in rapida successione gran parte dei suoi componimenti più significativi, tra cui le più celebri Odi, la delicata ballataLa belle dame sans merci, i poemetti narrativi The Eve of St. Agnes (La vigilia di Sant'Agnese), Lamia, e Isabella or the Pot of Basil (Isabella o il vaso di basilico) e lo splendido frammento di quello che avrebbe dovuto essere il poema epico Hyperion. Quasi tutti questi componimenti furono inclusi nel volume Lamia, Isabella, The Eve of St. Agnes and Other Poems, pubblicato nel 1820 (un'altra opera, la “leggenda poetica” Endymion, in distici eroici, era apparsa nel 1818) e accolto, questa volta, con elogi ormai tardivi. Neppure la ricerca di un clima migliore (Roma e Napoli) valse ad arrestare l'evolversi della malattia, e la morte lo colse a soli 26 anni. Sulla sua tomba, nel Cimitero degli Inglesi a Roma, fu inciso l'epitaffio da lui stesso dettato: “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull'acqua”. Poeta assai più complesso del “genio istintivo” che in lui, dopo le prime avversioni, vollero vedere i contemporanei, Keats è forse quello, tra i poeti romantici inglesi, la cui fama è maggiormente viva al giorno d'oggi. Ciò è dovuto, in parte, alla sostanziale difformità della sua esperienza poetica da quella dei suoi contemporanei (pur nel forte sostrato romantico del suo temperamento, evidente è il suo debito verso Milton e gli elisabettiani, mentre nel suo culto per la Bellezza appare piuttosto vicino ai classici greci), ma, in parte ancora maggiore, alla singolare, modernissima capacità che egli ha di raggiungere un distacco assoluto, annullando la propria individualità nelle immagini che emanano, esse sole, la loro magica, eterna suggestione, sfiorando così da vicino, almeno nei suoi momenti più alti, quell'ideale di plastica e di eterna bellezza che il poeta era andato sempre ricercando. Vicino a questo ideale appaiono soprattutto La belle dame sans merci, una delle cose più perfette ed essenziali da lui scritte, e le grandi Odi, tra le quali una scelta appare veramente ardua. Se infatti To Autumn appare forse la più limpida e compiuta nel ritratto della “stagione delle nebbie e della frutta matura”, non da meno è l'Ode to a Nightingale (Ode a un usignolo), nella quale il canto dell'uccello evoca insieme il desiderio di annullarvisi poeticamente e la coscienza della sua imperitura bellezza, ben oltre la morte di cui nell'aria è presagio; nell'Ode to Melancholy, invece, la melanconia appare inevitabilmente associata alla Bellezza e al timore di vederla svanire, mentre l'Ode on a Grecian Urn si può dire contenga, nei suoi versi conclusivi, il messaggio finale del poeta: “La bellezza è verità, la verità è bellezza: questo è tutto ciò che conosciamo sulla terra e che ci è necessario conoscere”.

Bibliografia

M. Renzulli, Keats, Roma, 1956; E. Cecchi, in I grandi romantici inglesi, Firenze, 1961; A. Ward, John Keats, the Making of a Poet, Londra, 1963; J. Jones, Keat's Dream of Truth, Londra, 1969; G. Gagliani, Il labirinto della mente. Le odi di John Keats, Ravenna, 1989.

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