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Kolár, Jiří

poeta e artista ceco (Protivín 1914-Praga 2002). Maturata all'interno del Gruppo 42, la sua poesia è segnata da un linguaggio allo stesso tempo scabro e colloquiale e dalla predilezione per gli scenari della moderna civilizzazione (Certificato di battesimo, 1941; Limbo e altre poesie, 1945; Sette cantate, 1945). In Odi e variazioni (1946), il poeta narra lo squallore delle periferie con cadenze oratorie, trasformando il quotidiano in senso metafisico. Il valore testimoniale della scrittura è confermato dal carattere diaristico di Giorni nell’anno (1948), Testimone oculare (1949, ma pubblicato solo nel 1983 in Germania), dalle brevi prose di Anni nei giorni (1949, pubblicato nel 1992), ma soprattutto dalle pagine risentite del Fegato di Prometeo (1950, pubblicato nel 1985 in Canada), cupa cronaca dello stalinismo, che alterna pagine documentaristiche e versi. Molto belle anche le fragili poesie-happening della raccolta Istruzioni per l’uso (1969), pubblicate in accompagnamento ai collages del poeta. Dalla fine degli anni Cinquanta Kolár coltiva la pratica del collage, di cui è tra i maggiori rappresentanti, inventando anche tecniche fantasiose quali il "rollage" o il "prollage": molte sue creazioni sono esposte nei più importanti musei e gallerie del mondo. Dalla metà degli anni Sessanta ha anche scritto poesia visiva e poesia evidente, poi riunita in Poesie del silenzio (1994). Nel 1980 si è trasferito in Francia e, nel 1984, ha preso anche la cittadinanza francese. Nel 1999 ha fatto però ritorno nella terra d'origine.

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