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Kosztolányi, Dezsö

poeta e narratore ungherese (Szabadka 1885-Budapest 1936). Giornalista, presidente del Pen Club ungherese e purista, pubblicò una Guardia della lingua del Pesti Hirlap (1932) e un Vocabolario di magiarizzazione per bandire gli esotismi. Come poeta esordì nel 1907, accogliendo testi parnassiani e del Biedermeier, col volume Tra quattro pareti, cui seguirono nel 1912 Concerto d'autunno, Il giuoco delle carte e Magia. Volse poi sempre più risolutamente all'impressionismo: Papavero (1916), I lamenti del povero bambino (1919), Pane e vino (1920), I lamenti del triste adulto (1924), Denudato (1928), per ritrovare la sua voce più vera nelle poesie pubblicate postume nel 1939 col titolo Devozione di settembre, in cui sulla base di un impressionismo più castigato si innestano uno stoicismo filosofico e una venatura di trascendentalismo religioso. Si vedano al riguardo, oltre alla poesia che dà il titolo al volume: Marc'Aurelio, Preghiera a coloro che restano, Resoconto, Orazione funebre, Ebbrezza all'alba. Come narratore ha scritto tre volumi di novelle, tra cui spiccano quelle imperniate sul suo alter ego letterario, Esti Kornél, e quattro romanzi: Nerone il poeta sanguinario (1921), romanzo storico in chiave impressionistica; L'allodola (1924), il romanzo di una ragazza brutta in un ambiente provinciale; Aquilone d'oro (1925), opera a tesi che cerca di dimostrare come l'uomo onesto sia la vittima indifesa dei malvagi; Anna Édes (1926), miscela ben dosata di romanzo psicologico, sociale e giallo, sulla storia di una domestica sfruttata e sedotta che arriva al crimine. Di Kosztolányi giornalista vanno ricordate le “terze pagine” Lago alpino (1936), Figure (1929), Dalla culla alla bara (1933), La natura in tumulto (1930), titolo di cicli, non di singoli racconti, e articoli linguistici di divulgazione e di lotta per la purezza della lingua.

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