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Kovács, András

regista cinematografico ungherese (Kide 1925). Con la tensione ideale, la profondità e la saggezza delle sue opere contribuì, insieme con un autore da lui assai diverso come Jancsó, a porre il nuovo cinema ungherese degli anni Sessanta all'avanguardia della cultura europea. I film che stabilirono le sua importanza furono tre: Gli intrattabili (1964), coraggiosa inchiesta critica su inventori e scienziati non riconosciuti in patria; Giorni freddi (1966), psicodramma storico sulla responsabilità del soldato “comune” in un massacro di guerra; I muri (1968), dibattito dialettico sul “compromesso” nella società socialista. Anche negli anni Settanta si mantenne all'altezza delle sue opere migliori con A occhi bendati (1974) e con Il recinto (1978), due metafore della crisi interiore della sua generazione, mentre di altra crisi era specchio Labirinto (1976), dove il cineasta, immaginandosi indeciso sugli sviluppi da dare alla vicenda e ai personaggi, puntualizzava la complessità della situazione magiara. Ha poi realizzato Paradiso provvisorio (1981) e Amanti (1983), forse il suo lavoro migliore.

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