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Kraus, Karl

scrittore austriaco (Jitschin, Boemia, 1874-Vienna 1936). Figlio di un fabbricante di carta israelita, si convertì al cattolicesimo, poi abbandonato. Nel 1899 fondò la rivista Die Fackel (La fiaccola), cui collaborarono fino al 1911 Trakl, Werfel, Strindberg, Wedekind, Liliencron, ma che dal 1911 al 1936 fu scritta interamente da lui. Lo scopo della rivista, come delle opere di Kraus, era smascherare la “palude delle frasi” in cui affondava la società borghese europea, preda della falsa morale e del falso eroismo; la sua arma era l'analisi del linguaggio ufficiale. Sovrani militaristi, profittatori bellici, massacratori sono i protagonisti del dramma Die letzten Tage der Menschheit (1922; Gli ultimi giorni dell'umanità), che supera le settecento pagine e si conclude con la distruzione della Terra e la purificazione del cosmo. L'incarnazione del male, la stampa, vero quotidiano lavaggio dei cervelli, è attaccata in particolare nei saggi Heine und die Folgen (1910; Heine e le conseguenze) e Der Untergang der Menschheit durch schwarze Magie (1922; Il tramonto dell'umanità per magia nera), mentre la mistica della parola, la concezione romantica dell'arte e le ricerche sulla lingua sono condensate da Kraus nel volume Die Sprache (postumo, 1937; La lingua), che fornì spunti a Wittgenstein. Il marasma del dopoguerra è da Kraus imputato, nel dramma Die Unüberwindlichen (1928; Gli invincibili), ai capi della polizia, ai grossi capitalisti e ai magnati della stampa, mentre il nazismo in ascesa gli ispira un intero numero della rivista, dal titolo postumo Die dritte Walpurgisnacht (1952; La terza notte di Valpurga). L'opera di Kraus ha fortemente influenzato la letteratura tedesca posteriore.

Bibliografia

W. Kraft, K. Kraus, Beitrage zum Verständnis seiner Werke, Salisburgo, 1956; C. Cases, in Saggi e note di letteratura tedesca, Torino, 1963; E. Heller, Lo spirito diseredato, Milano, 1965; O. Kerry, Kraus-Bibliographie, Monaco, 1970; E. Timms, La Vienna di Karl Kraus, Bologna, 1989.

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