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Kuwait

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(Dawlat al-Kuwayt). Stato dell'Asia sudoccidentale (17.818 km²). Capitale: Al-Kuwayt. Divisione amministrativa: governatorati (6). Popolazione: 2.640.000 ab. (2008). Lingua: arabo. Religione: musulmani (sunniti 59%, sciiti 15%), induisti 10%, cattolici 9%, buddisti 3%, altri 4%. Unità monetaria: dinar kuwaitiano (1000 fils). Indice di sviluppo umano: 0,912 (29° posto). Confini: Iraq (N e NW), Golfo Persico (E), Arabia Saudita (S e SW). Membro di: CCG, Lega Araba, OCI, ONU, OPEC e WTO.

Generalità

Situato nel punto di congiunzione tra la Penisola Arabica e il continente asiatico, nonostante le condizioni geografico-ambientali non particolarmente favorevoli (soprattutto per aridità di suolo e clima) il Paese ha ricoperto in passato un ruolo economicamente strategico legato al sistema di traffici tra Oriente e Occidente, quale tappa intermedia nei collegamenti tra la Gran Bretagna e le Indie. Crogiolo di etnie (palestinese, egiziana, irachena, libanese ancor prima che araba e kuwaitiana), dopo la scoperta dei giacimenti petroliferi avvenuta intorno agli anni Trenta del Novecento il Kuwait si è scoperto possessore di circa un decimo delle riserve di greggio del pianeta e ha vissuto una straordinaria crescita economica che ha investito e modificato le strutture sociali politiche e culturali preesistenti nel Paese. Tra i primi cinque produttori mondiali di petrolio, il Kuwait si è così trasformato in modo eccezionalmente rapido da area semidesertica abitata da pastori nomadi, in terra di incessante attrazione demografica, diventando uno degli Stati economicamente e socialmente più progrediti del mondo. A questa eccezionale crescita si è affiancato anche un poderoso processo di secolarizzazione: i proventi del petrolio sono stati reinvestiti, infatti, nella trasformazione delle aree urbane e nell'attuazione di un avanzato sistema di welfare, almeno per quanto riguarda la popolazione indigena. L'estensione dei diritti di cittadinanza agli stranieri e la loro integrazione non è avvenuta tuttavia di pari passo con il progressivo consolidamento dei diritti e delle libertà dei kuwaitiani. Questa disparità, amplificata dal fatto che l'acquisizione della piena cittadinanza politica da parte delle donne è stata conquistata solo in anni recenti e unita alla persistenza di un legame ancora molto stretto con la tradizione araba, testimonia quanto il processo di democratizzazione sia ancora di là dall'essersi concluso.

Lo Stato

Già protettorato britannico, il Kuwait è indipendente dal 1961 ed è una monarchia ereditaria. In base alla Costituzione promulgata il 16 novembre 1962, capo dello Stato è l'emiro, cui spetta anche il potere esecutivo che egli esercita per mezzo del primo ministro e degli altri ministri da lui nominati. Il potere legislativo compete all'emiro e all'Assemblea nazionale unicamerale, formata da 50 membri eletti a suffragio universale e con mandato quadriennale, cui si sommano i ministri in carica. I partiti politici sono formalmente proibiti per legge. Le elezioni del 2006 hanno visto per la prima volta la partecipazione al voto anche delle donne, grazie a una legge approvata nel 2005 da un parlamento composto di soli uomini. Il sistema giudiziario in atto nel Paese somma al suo interno elementi coranici, egiziani ed europei. I tribunali prevedono una divisione di competenze tra processi penali e civili, con corti d'appello distinte e una Corte di Cassazione. Nel paese è in vigore la pena di morte. La difesa dello Stato è garantita da tre corpi armati: esercito, marina, aviazione; è presente anche una guardia nazionale. Il servizio di leva è obbligatorio. È prevista anche la possibilità di una ferma volontaria. Per quanto riguarda il sistema scolastico, a partire dall'inizio del XX secolo il Paese ha fornito un forte impulso alla diffusione dell'alfabetizzazione e dell'istruzione, processo intensificatosi dopo il raggiungimento dell'indipendenza. Anche grazie a questi sforzi, il tasso di analfabetismo del Kuwait è relativamente contenuto, rispetto ai Paesi dell'area (5,5% nel 2007). La scuola è obbligatoria e gratuita dai 6 ai 14 anni. Il sistema prevede 2 anni di prescolarizzazione (da 4 a 6 anni d'età), un ciclo di insegnamenti primari della durata di 4 anni (dai 6 ai 10 anni) e un ciclo di insegnamenti secondari della durata di 8, divisi in studi medi (dai 10 ai 14 anni) e studi secondari (dai 14 ai 18 anni). L'istruzione superiore viene impartita nell'Università del Kuwait (inaugurata nel 1966) che costituisce un importante centro di istruzione e di ricerca per tutti i Paesi arabi e in altri centri di studio: il KISR (Kuwait Institute for Scientific Research) e l'Arab Open University. La lingua d'insegnamento è l'arabo, ma l'inglese è parlato e studiato come seconda lingua obbligatoria.

Territorio: geografia fisica

Estremo lembo nordorientale del Deserto Arabico, il Kuwait occupa un tavolato arido e sabbioso che, nell'interno, tocca appena qualche centinaio di metri; i terreni sono formati per lo più da sabbie dell'era cenozoica (Miocene e Pliocene) con affioramenti di arenarie pleistoceniche; lungo la costa – fronteggiata a N dall'isola Būbiyān e falcata al centro della profonda baia del Kuwait – si hanno anche argille e sabbie di accumulo recente. Pochi uidian bordati da una stentata vegetazione scendono al Golfo Persico; l'idrografia sotterranea si manifesta con alcune sorgenti d'acqua dolce che alimentano le oasi. Il clima è subdesertico, in parte mitigato dalle brezze marine; sulla costa, d'estate, l'atmosfera è resa soffocante dall'altissima percentuale di umidità. Assai forti sono, specie nell'interno, le escursioni termiche, sia annue sia giornaliere, passando da minimi anche sotto zero a massimi di 46 ºC; le piogge, scarsissime (meno di 100 mm annui), cadono irregolarmente nei mesi invernali.

Territorio: geografia umana

Il popolamento del Kuwait è del tutto recente: infatti fino al 1940 la popolazione era meno di un decimo di quella del 2000. Questo repentino incremento demografico è proceduto di pari passo con la rapida espansione economica del Paese ed è dovuto sia a un alto tasso di accrescimento naturale, sia soprattutto a una fortissima immigrazione. I kuwaitiani costituiscono meno della metà della popolazione; stranieri sono in gran parte tecnici statunitensi ed europei, giunti soprattutto nel periodo prebellico, oltre a una numerosa manodopera proveniente dai altri Paesi arabi e, più di recente, dal Sud-Est asiatico. Dopo l'invasione con dell'Iraq numerose persone, sia kuwaitiani sia immigrati, hanno preferito riparare all'estero rendendo difficile una valutazione precisa della consistenza demografica. Il ritorno in patria successivo alla fine del conflitto (1991) ha rappresentato per il governo l'occasione di aumentare il peso della componente nativa della popolazione, incentivando i rientri dei kuwaitiani e ostacolando quelli di altri gruppi. A complicare il quadro, si è aggiunta la questione della naturalizzazione richiesta dai beduini, da lungo tempo residenti in Kuwait e pienamente integrati nello Stato: una legge del 2000 ha concesso, infatti, la possibilità di acquisire la cittadinanza ad alcuni di loro ma è ancora alto il numero di nomadi arabi che non l'hanno ottenuta. Occorre tenere presente che il Kuwait garantisce ai propri cittadini una “copertura” sociale molto estesa (servizi sociali e culturali gratuiti, sostegni finanziari ecc.) e che qualsiasi aumento del numero di cittadini di pieno diritto porta a un aumento immediato della spesa pubblica improduttiva. La densità media del Kuwait è di 148 ab./km², ma la distribuzione non è omogenea: la maggior parte degli abitanti è stanziata nelle grandi città dei governatorati situati intorno alla capitale. In particolare, oltre la metà della popolazione vive ad Al-Kuwayt. Durante i sette mesi dell'occupazione irachena, la città ha subito danni così gravi da rimanere a lungo inabitabile. Attivo centro di traffici aerei e marittimi, Al-Kuwayt è un grande polo finanziario, nonché rinomata sede universitaria. Altre località rilevanti sono Al-Aḥmadī con il suo porto, Salmya, estesa località commerciale e residenziale e Hêawallī, prevalentemente residenziale.

Territorio: ambiente

Il territorio è prevalentemente pianeggiante, quasi interamente desertico. Le risorse di acqua dolce sono limitate e la vegetazione cresce principalmente dopo la stagione delle piogge. La costa è ricca, con un'abbondante vita marina. Le aree protette, tra cui sono presenti un parco nazionale, Jal Az-Zor, e un parco marino, ricoprono il 1,1% del territorio. Le maggiori urgenze ambientali riguardano le scarse risorse di acqua potabile, l'erosione del suolo e la conseguente desertificazione; danni ambientali sono inoltre stati causati dall'incendio dei pozzi petroliferi durante la guerra del Golfo del 1990-1991: le fuoriuscite del greggio continuano inoltre a mettere in pericolo la fauna e la flora.

Economia

Con un PIL di 158.089 ml $ USA, il Kuwait è un Paese enormemente ricco e ciò grazie al petrolio, che fornisce la quasi totalità delle entrate dello Stato. Il PIL annuo pro capite, di 45.920 $ USA (2008), è uno dei più alti del continente. Tale florida situazione, intaccata una prima volta dalla crisi e dalla chiusura del mercato finanziario informale (1982 e 1984) come più in generale dalle ripercussioni della guerra Iran-Iraq (1980-1988), è stata radicalmente sovvertita tra l'agosto 1990 e il marzo 1991 a seguito dell'invasione irachena: in tale periodo al furto dalla banca centrale di quasi 3 miliardi di dollari e alla mancata realizzazione dei proventi petroliferi impediti dall'embargo internazionale, si sono aggiunti i danni dell'incendio di ca. la metà dei pozzi (spenti per la maggior parte nel novembre 1991 con la combustione di ca. 5% delle riserve di idrocarburi), della distruzione di impianti industriali (quasi un quinto della capacità di raffinazione) e quelli propriamente bellici originati soprattutto dall'operazione di riconquista del territorio nazionale, per un onere complessivo di ricostruzione stimato fra i 70 e i 100 miliardi di dollari (cifra più che doppia rispetto al prodotto interno lordo del 1989). I costi della ricostruzione materiale e il rimborso delle spese militari sostenute dalle truppe alleate sono stati affrontati attingendo a fondi di riserva e liquidando una parte delle partecipazioni finanziarie all'estero che, alla fine degli anni Ottanta, il Kuwait aveva avviato con i proventi della produzione di petrolio (ca. i due terzi dei capitali). In pochi anni il Paese, nonostante il riassetto strutturale e la recessione produttiva registrata fino al 1993 (e di nuovo nel 1995), ha saputo ripristinare l'industria petrolifera, avviare una politica di promozione del settore privato e pianificare la privatizzazione di alcune imprese statali. Il vertiginoso aumento dei prezzi del petrolio nei primi anni del XXI sec. ha fatto registrare nuovamente un saldo positivo della bilancia commerciale mentre la caduta in Iraq del regime di Saddam Ḥusayn ha contribuito a ricreare le condizioni per il ritorno degli investitori stranieri. Il settore primario contribuisce solo in minima percentuale (0,4%) alla produzione della ricchezza nazionale. L'agricoltura, a causa del clima desertico e della scarsità di acqua, dà in modesta misura cereali, datteri e ortaggi, prodotti in particolare nell'oasi di Al-Jahrā'. Nell'allevamento figurano soprattutto bovini, cammelli, ovini e volatili da cortile. La pesca, attività locale tradizionalmente basata sulla raccolta di perle e sulla pesca dei gamberetti, si è aperta al mercato internazionale grazie agli impianti di lavorazione e conservazione del pesce, pur risentendo in misura crescente dell'inquinamento delle acque. Per quanto riguarda il settore secondario, la produzione petrolifera principale attività del settore, è garantita da ricchi giacimenti presenti nel sottosuolo ed è controllata integralmente dalla Kuwait Oil Company, dopo la sua completa nazionalizzazione. I giacimenti più ricchi sono situati nelle zone di Burgan, Magwa, Al-Aḥmadī, Mutriba ecc. Associata alla produzione di petrolio è anche quella di gas naturale, destinato quasi esclusivamente al consumo interno, sia per la produzione di energia elettrica e di svariate sostanze chimiche, sia come sistema di controllo della pressione dei pozzi petroliferi, attraverso la reimmisione. Nel settore degli idrocarburi il Paese si è generalmente impegnato ad assumere il controllo dell'intero ciclo produttivo, dalle fasi di estrazione e raffinazione a quelle di trasporto e commercializzazione, avviando anzi compartecipazioni all'estero in ognuna di esse. Lo sviluppo del settore secondario, al di fuori dell'industria del petrolio, ha incontrato nel Paese numerosi ostacoli come la scarsità di manodopera qualificata e di risorse idriche e minerarie diverse dagli idrocarburi. Al fine di diversificare la produzione manifatturiera è stata creata una vasta zona industriale attorno al porto di Shua'ibah, dove operano impianti generatori di elettricità (interamente di origine termica), alcuni stabilimenti di concimi chimici e un colossale impianto di dissalazione dell'acqua marina, tutti alimentati da gas naturale. Nell'insieme il Kuwait può contare inoltre su stabilimenti chimici (fertilizzanti, soda caustica, acido cloridrico ecc.) e petrolchimici (raffinerie di Mīnā' Al Aḥmadī, Shua'ibah ecc.), officine meccaniche, cementifici e fabbriche di materiali da costruzione, piccole aziende alimentari (conservifici di pesce, complessi molitori ecc.). Il terziario, invece, contribuisce alla formazione del PIL nazionale con una quota consistente (45,7%); i diversi settori della pubblica amministrazione, in particolare sanità e istruzione, impiegano gran parte della popolazione attiva. Anche il sistema finanziario è particolarmente efficiente: le banche, pur sottoposte al rigido controllo statale, sono numerose e aperte ai capitali stranieri. Il bilancio dello Stato è in attivo; le esportazioni, fondamentalmente di petrolio, superano ampiamente le importazioni di prodotti alimentari, tessili e altri manufatti. I principali partner commerciali sono, per quanto riguarda l'export, Giappone e altri Paesi asiatici e, per quanto riguarda l'import, Unione Europea (Germania, Regno Unito, Italia). Il Kuwait è membro del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) deputato alla promozione delle relazioni commerciali con altri Paesi. A livello infrastrutturale, i numerosi oleodotti conducono verso le principali località portuali (Shuwaykh, Shua'ibah, Mīnā' Al Aḥmadī) che gestiscono il traffico verso l'esterno. Sempre in prossimità della costa sono ubicate anche le principali cisterne, in modo da favorire il trasporto del greggio verso i terminali, limitando i costi di pompaggio. Le strade, quasi tutte asfaltate, collegano le zone di confine con la capitale, che ospita l'aeroporto internazionale.

Storia

La stroria del Kuwait è essenzialmente legata a quella della civiltà mesopotamica, dell'Impero ottomano e delle potenze coloniali. Eretto in sceiccato a partire dal 1756 con il capo della famiglia Anaiza, Abdul Rahim al-Sabah, fondatore della dinastia regnante, si sviluppò intorno alla città omonima, fondata nei primi decenni del sec. XVIII da nomadi provenienti dal Deserto Arabico. Il Kuwait godette, sul finire del sec. XVIII, di una certa prosperità, presto interrotta dalle incursioni dei wahhabiti e dei pirati del Golfo Persico. Ripresosi dopo il 1860, lo sceiccato, dopo aver inizialmente riconosciuto la sovranità ottomana, accettò nel 1899 di divenire un protettorato britannico per scongiurare un'invasione turca. Nel 1938 la scoperta di notevoli riserve petrolifere (campi di Burgan) rivoluzionò l'economia del Paese, sino allora legata al commercio, alla pesca e alle perle. A partire dagli anni Cinquanta fu assicurato lo sviluppo industriale e commerciale del Kuwait e nacque una fitta rete di servizi sociali. Nel 1961 il Kuwait diveniva indipendente e lo sceicco Sabah si proclamò emiro. L'Iraq rivendicava, in quanto Stato successore dell'Impero ottomano, il nuovo Stato come un proprio territorio, ma la Lega Araba respingeva tali pretese, che del resto la stessa Baghdad abbandonava nel 1963. Dopo essere acceduto alla piena sovranità, il Kuwait si trasformava in uno Stato costituzionale (1962): ma le leve politiche principali rimanevano nelle mani dello sceicco che, grazie alle sue enormi disponibilità finanziarie, ha sempre occupato una posizione privilegiata all'interno del mondo arabo. Dopo la guerra arabo-israeliana del 1973 il Kuwait dava l'avvio a una graduale nazionalizzazione delle compagnie petrolifere straniere e continuava ad aiutare economicamente l'ala moderata della resistenza palestinese. La prosperità economica non impediva il sorgere di una dura fazione clandestina che si manifestava con attentati e atti terroristici. Una vivace opposizione alla politica governativa si manifestava del resto anche nell'Assemblea legislativa che veniva sciolta dallo sceicco nell'agosto 1976. Lo sceicco Jaber al-Ahmed al-Sabah, successore di Sabah al-Salim al-Sabah, morto nel 1977, ricostituiva l'Assemblea legislativa nel 1981. Le elezioni del febbraio 1981, a suffragio molto ridotto, privavano lo schieramento parlamentare dell'opposizione di sinistra e quasi completamente anche di quella sciita, dando vita a un organismo piuttosto moderato nella composizione politica. Tale orientamento si manifestava in seguito, durante la guerra fra Iran e Iraq. Il Kuwait, associato fin dal 1981 agli altri ricchi emirati nel Consiglio di Cooperazione del Golfo, appoggiava infatti l'Iraq in modo piuttosto prudente, richiedendo agli Stati Uniti, nella fase più delicata del conflitto (1987), la protezione militare della propria flotta mercantile, minacciata dai pasdaran iraniani. I pericoli di destabilizzazione interna, manifestatisi in sporadici atti di terrorismo e in un fallito attentato all'emiro, inducevano, oltre che alla repressione dei gruppi sciiti, nel 1986 a una sospensione della Costituzione e allo scioglimento dell'Assemblea Nazionale (sostituita solo a guerra finita, nel 1990, con un Consiglio Nazionale di transizione). Accusato di provocare il ribasso del prezzo del petrolio (tramite la violazione delle quote OPEC) da parte del governo iracheno, suo forte debitore a causa dei prestiti bellici contratti, il Kuwait, il 2 agosto 1990, subiva l'aggressione del più potente Stato limitrofo, nonché l'annessione a esso (8 agosto). Riuscito a riparare in esilio in Arabia Saudita con il suo governo, l'emiro chiedeva, congiuntamente alle autorità locali, l'intervento dissuasivo degli Stati Uniti, subito mobilitatisi, nonché la condanna dell'accaduto da parte della Lega Araba, presto espressasi in tal senso. Il Paese, saccheggiato dalle forze d'occupazione e turbato dalle loro violenze, rimaneva, durante i sei mesi di vane trattative fra l'ONU e Saddam Ḥusayn, sotto il dominio degli invasori, subendo infine, al momento dell'attacco sferrato (17 gennaio 1991) dalla forza multinazionale costituitasi per la sua liberazione, il grave disastro economico e ambientale dell'incendio dei pozzi petroliferi operato dall'esercito iracheno. La liberazione (28 febbraio) rivelava il grave bilancio economico (70-100 miliardi di dollari per la ricostruzione) e umano (ca. 7000 morti e 17.000 torturati) dell'occupazione, aprendo al contempo un periodo di severe ritorsioni contro gli immigrati palestinesi rimasti fino ad allora nel Paese e accusati di collaborazionismo. In tale situazione il governo, rientrato insieme all'emiro dall'esilio (15 marzo 1991), applicava la legge marziale (revocata solo il 26 giugno), venendo poi sospettato di aver lasciato violare ripetutamente i diritti dell'uomo, e lasciava inoltre presto cadere le speranze di democratizzazione della vita politica interna suscitate durante il periodo d'esilio. L'aspirazione popolare a tale democratizzazione veniva tuttavia confermata dalla massiccia partecipazione alle elezioni parlamentari dell'ottobre 1992, vinte di larga misura dall'opposizione, che otteneva sei ministeri nel nuovo governo, in seguito a ciò veniva ricostituita anche L'Assemblea Nazionale. Di tale situazione doveva necessariamente prendere atto il capo del governo, Saad al-Abdullah al-Sabah, figlio dello sceicco, che operava un rimpasto dell'esecutivo inserendovi personalità dell'opposizione. Ma la vita del Kuwait rimaneva comunque condizionata dalla minaccia permanente rappresentata dal regime di Saddam Ḥusayn il quale, nel tentativo di saggiare la reattività statunitense, ordiva alcune provocazioni in prossimità della frontiera kuwaitiana. Ciò determinava una sempre più stretta dipendenza del piccolo Stato arabo dall'aiuto militare nordamericano, provocando le reazioni delle componenti più integraliste della società kuwaitiana, preoccupate di un'eccessiva occidentalizzazione e modificazione dei costumi religiosi. Timoroso che anche in Kuwait si potesse affermare quel fenomeno fondamentalista sviluppatosi in gran parte del mondo islamico negli anni Novanta, il primo ministro operava un nuovo rimpasto governativo escludendone proprio due ministri legati alle componenti più strettamente religiose (aprile 1994). Dopo un'ennesima “provocazione” di Saddam Ḥusayn, che determinava una mobilitazione generale a difesa delle frontiere (ottobre 1994), la tensione tra il Kuwait e l'ancora potente vicino si allentava con il riconoscimento formale da parte dell'Iraq della sovranità del piccolo Stato confinante (novembre 1994). Il graduale, anche se non completo, ritorno alla normalità dei rapporti internazionali nell'area favoriva il ripristino dei canali diplomatici con la Giordania (febbraio 1996), interrotti per la posizione di neutralità assunta da quel Paese in occasione dell'invasione irachena. Nelle consultazioni elettorali del 1996, nonostante l'ampliamento del suffragio, i gruppi conservatori fedeli alla monarchia ottenevano la maggioranza dei consensi dei voti, ma nel maggio 1999 l'emiro Jaber al-Ahmed al-Sabah era comunque costretto a sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni legislative che, nel luglio, vedevano la vittoria dell'opposizione liberale e islamica sunnita. Il diritto di voto alle donne, concesso con un decreto dall'emiro nel mese di maggio, veniva negato dal Parlamento nel dicembre successivo. Nel 2003 si svolgevano le elezioni legislative che sancivano la vittoria dei partiti conservatore e islamico e una netta sconfitta dei liberali. Nell'aprile 2005 il Parlamento approvava il principio del diritto di voto e l'eleggibilità delle donne, applicabile alle elezioni amministrative. Nel gennaio 2006 l'emiro Jaber al-Ahmed al-Sabah moriva, gli succedeva Sabah al-Ahmad al-Jabir al-Sabah. La vittoria dell'opposizione alle elezioni legislative del giugno 2006, che per la prima volta hanno visto la partecipazione anche delle donne, determinava un rimpasto di governo che si è ripetuto nel marzo 2007, quando il primo ministro era riconfermato dall'emiro. Nel maggio 2008 si sono svolte le elezioni vinte dall'Alleanza islamica salafista (Ais), partito conservatore e sunnita. Nel marzo 2009 l'emiro scioglieva il parlamento e indiceva nuove elezioni a causa di un'accusa di corruzione del governo. Le elezioni che si svolgevano in maggio vedevano la vittoria della minoranza scita e della componente liberale del Paese, e per la prima volta venivano elette delle donne in parlamento. Le elezioni del 2012 vedevano, invece, la coalizione di opposizione, guidata dagli islamisti, vincere ottenendo 34 seggi su 50.

Cultura: generalità

Benché siano ormai trascorsi molti anni dall'avvio del processo di modernizzazione del Paese, seguito alla scoperta e allo sfruttamento delle risorse petrolifere, in Kuwait la vita quotidiana evidenzia ancora una serie di contraddizioni molto evidenti. Accanto ad aspetti tipicamente tradizionali e conservatori, che in molti casi rivelano condizioni sfavorevoli soprattutto per le donne, si incontrano situazioni tipicamente occidentali e moderne, legate al benessere e all'apertura internazionale: dall'ingresso nel mondo del lavoro proprio della componente femminile alla diffusione di alcuni comportamenti deteriori propri delle società industrializzate, come la delinquenza o il traffico di droga, facilitati dalla maggior circolazione del denaro. Il passato, comunque, non si traduce solo in aspetti negativi o anacronistici. Esso rivive anzi in molti ambiti ed è preciso obiettivo dello Stato cercare di preservarlo in ogni sua espressione, che sia manifestazione di arte, cultura o patrimonio umano. L'impegno del governo per la salvaguardia di questa ricchezza si concretizza in una serie di istituzioni situate per lo più nella capitale. Ad Al-Kuwayt i luoghi in cui è possibile vivere ancora appieno la dimensione storico-culturale sono il National Museum of Kuwait, che dopo essere stato gravemente danneggiato dalla guerra contro l'Iraq, ha in parte ripreso attività ed esposizioni, riallestendo alcune delle collezioni salvate; il Tareq Rajab Museum, una collezione etnografica privata di notevole valore e importanza, sopravvissuta alle distruzioni irachene e ricca di preziosi esempi di arte islamica; la Beit Al-Sadu, dove si tramandano le tecniche di tessitura tradizionali e altre forme di artigianato di origine beduina. Esempio e simbolo dell'Islam è ovviamente la Grand Mosque, costruzione recente ma di grande impatto, con una estensione di 20.000 m², circondata da giardini e fontane. Caratteristico, e utile per esplorare un'altra delle tradizioni tipiche locali come la costruzione di barche, è il Museo Marittimo Al-Hashemi. Ruolo importante è, inoltre, quello svolto dall'associazione culturale Dar al-Athar al-Islamiyyah, che ospita un museo con migliaia di oggetti d'arte ed è promotrice di numerose iniziative per la conservazione e la diffusione della cultura islamica a 360 gradi, con seminari, mostre, spettacoli teatrali e musicali, viaggi. Anche dal punto di vista architettonico risulta evidente la doppia anima del Paese: alle moschee, alle case tradizionali, ai suk, i tipici mercati all'aperto, si affiancano, infatti, moderne costruzioni avveniristiche, frutto di tecnologia e budget stellari, come le Kuwait Towers.

Cultura: tradizioni

Costumi e pratiche tradizionali di grande valore si riscontrano oggi in una serie di elementi preservati nonostante le influenze e le dinamiche sociali entrate nel Paese con lo sviluppo economico. Alcune di queste consuetudini sono legate al ruolo centrale che la famiglia continua a rivestire nella società, altre permettono di assicurare vitalità ad alcuni mestieri o arti, quali le antiche tecniche di tessitura o di lavorazione dei monili, tipiche delle tribù beduine; tali usanze sono evidenti nella presenza, invariata nella cucina del Paese, di alcuni cibi classici come il ful o il felafel. A livello gastronomico un posto di rilievo è occupato dal pesce, eredità della grande tradizione marinaresca del Paese. Di origini remote anche molte danze (come la ‘ardah) e musiche, che vengono riproposte per merito di alcune compagnie itineranti, supportate da progetti e fondi messi a disposizione dallo Stato. Una pratica rimasta intatta nei secoli è certamente la diwaniyyah, incontro riservato agli uomini che si svolge in una tenda o in un locale appartato in cui si trascorre il tempo parlando e sorseggiando il tè. La corsa con i cammelli e quella con i cavalli sono discipline ancora molto praticate ed entrate anche nel folclore a uso dei turisti. A queste, negli ultimi decenni si sono affiancati sport più occidentali, quali il calcio e il golf. Anche se molto recente, grande importanza ha assunto la Festa della Liberazione, celebrata ogni anno il 26 febbraio in ricordo della fine della guerra contro l'Iraq.

Cultura: letteratura

Il Kuwait, vivacizzato anche dalla presenza di molti intellettuali palestinesi qui rifugiati dopo il 1948, è diventato, soprattutto in ambito letterario, un mondo di grande fermento culturale. Importanti riviste letterarie, tra cui ʽAlam al-Fikr (Il mondo del pensiero) e al-ʽArabī (L'arabo), entrambe pubblicate dal Ministero dell'Informazione, hanno seguito costantemente la produzione letteraria di tutto il mondo arabo. Il poeta Fahd al-ʽAskar (1914-1951) fu tra i primi a liberare la poesia dalle forme rigide della qaṣīda classica, seguito da Sulaymān al-Fulayyiḥ (n. 1953) e dalla poetessa Suʽād al-Mubārak aṣ-Ṣabāḥ (n. 1942) che nelle sue raccolte esprime le sue preoccupazioni per temi come la libertà di opinione e il rispetto dei diritti umani. In questi e in altri poeti, come Khalīfa al-Wuqayyān (n. 1941), si avverte la nostalgia per il periodo precedente il boom petrolifero e la preoccupazione per un mondo che cambia troppo in fretta. Tra i narratori spiccano i nomi di Ismaʽīl Fahd Ismaʽīl (n. 1940), che si occupa anche di drammaturgia e cinematografia, di Sulaymān ash-Shaṭṭī (n. 1943) e Walīd ar-Ruǧaib (1954), la cui opera è incentrata sui problemi della classe operaia. La letteratura femminile ha trovato un notevole spazio all'interno della produzione artistica del Kuwait: nel 1993 viene creata la prima rivista femminile dal titolo Samrà diretta dalla scrittrice Fat.ma H.usayn. Tra le voci emergenti si segnala la scrittrice Fawzia Dorai (n. 1953), formatasi negli Stati Uniti. La sua raccolta di racconti L’amore sotto l’occupazione (1991) descrive l'occupazione irachena del Kuwait basandosi su fatti realmente accaduti ed è stata censurata dal Ministero dell'informazione del suo Paese. Ma è soprattutto il teatro che si impone nel panorama artistico letterario di tutto il mondo arabo. Tra i drammaturghi si ricordano Ṣaqr ar-Rushūd (1944-1978), Saʽd al-Faraǧ, Muḥammad an-Nashmī, ʽAbd al-ʽAzīz as-Sarī. Molti di questi autori mettono l'accento sull'inevitabile trasformazione della società tradizionale kuwaitiana nell'era del petrolio.

Bibliografia

Per la geografia

S. Shiber, The Kuwait Urbanization, Kuwait, 1964; Y. S. F. Sabah, The Oil Economy of Kuwait, Londra, 1980.

Per la storia

H. R. P. Dickson, Kuwait and Her Neighbours, Londra, 1956; A. A. Hakima, The Rise and Development of Bahrein and Kuwait, Beirut, 1964; A. Al-Moosa, K. McLachlan, Immigrant Labour in Kuwait, Londra, 1985; H. Ishow, Le Koweit. Èvolution politique, économique, sociale, Parigi, 1989.

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