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Lèvico Tèrme

comune in provincia di Trento (20 km), 506 m s.m., 62,88 km², 6325 ab. (levicensi), patrono: Santissimo Redentore (terza domenica di luglio).

Centro dell'alta Valsugana, presso il lago omonimo. Già esistente in epoca romana, nel 1027 divenne possesso dei principi-vescovi di Trento e fu munito di castello. Il suo nome compare per la prima volta nel 1180; nel 1228 fu conquistato da Ezzelino da Romano e appartenne ai vescovi di Feltre fino al 1321. Dopo la signoria di Cangrande della Scala passò ai conti di Tirolo e, nel 1401, a Venezia. Partecipò alla guerra rustica del 1525 e gli furono riconosciuti vari privilegi dal vescovo B. Clesio. Vi si svolse­ro combattimenti tra austriaci e francesi (1796) e tra italiani e austriaci (23 luglio 1866); nel 1898 gli fu conferito il titolo di città. Fino al 1969 si chiamò Levico. § Al centro del borgo sorge la chiesa del Redentore, in stile neoromanico ottocentesco, costruita su un edificio del sec. XIV, di cui rimane il campanile. Nei dintorni si trova la chiesetta di San Biagio, che conserva affreschi dei sec. XIV e XVI.§ L'economia locale si basa sul terziario: la città è prestigiosa stazione termale (acque arsenicali-ferruginose adatte per malattie nervose, patologie ipertiroidee, del sangue e della pelle) e rinomata località di villeggiatura estiva (per la vicinanza del lago) e invernale (attrezzate strutture ricettive e impianti di risalita per sciatori e alpinisti). Nota stazione termale è anche la frazione di Vetriolo Terme. L'industria è presente con aziende meccaniche (produzione di impianti speciali per l'automazione industriale e di macchine da miniera), edili, alimentari e del legno. L'agricoltura produce uva da vino e mele. Praticato l'allevamento bovino ed equino.

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