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Lécce (città)

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capoluogo della provincia omonima, 49 m s.m., 238,39 km², 94.178 ab. secondo una stima del 2007 (leccesi), patrono: sant’ Oronzo (28 agosto).

Generalità

Città della Puglia situata nel tratto sudorientale del Tavoliere di Lecce, a dieci chilometri dal mare Adriatico, nel cuore del Salento, di cui è considerata il capoluogo storico. "Per la pianta della città vedi il lemma dell'11° volume." "Vedi pianta della città vol. XIII, pag. 249" Nella morfologia e nella forma spaziale Lecce evidenzia originali contrasti tra vecchio e nuovo. Sul nucleo a pianta quasi concentrica dell'insediamento messapico si sovrappose la città romana, che scomparve in seguito alle distruzioni del periodo altomedievale. Risorta in epoca normanna con un'edilizia a “corti”, nel 1543, sotto Carlo V, fu munita della cerchia di mura bastionate, a pianta trapezoidale, destinata a definire l'area urbana fino alla seconda metà del sec. XIX. Nei sec. XVII-XVIII la città vide un rinnovamento edilizio ispirato a quel caratteristico stile barocco realizzato da artigiani abili nel lavorare la duttile pietra leccese, che le conferisce un'impronta così singolare da meritarle il titolo di “Firenze del barocco”. Ed è intorno a questa “città vecchia” (con centro in piazza Sant'Oronzo) che, dalla seconda metà dell'Ottocento, prima in maniera modesta, poi a macchia d'olio soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, si estese, in forma radiocentrica, con fulcro in piazza Mazzini, la “città nuova”. È sede vescovile e universitaria.

Storia

È la messapica Sybar, che latinizzò il proprio nome in Lupiae (sec. III a. C.). Collegata a Brindisi da un prolungamento della via Traiana, prese il nome di Licea (o Litium) e fu municipio di grande importanza in epoca imperiale. Devastata nel corso della guerra gotica, venne assoggettata agli imperatori d'Oriente, sotto il cui dominio rimase per cinque secoli, oscurata dal crescente prestigio di Otranto. Nuovamente devastata dai Saraceni, rifiorì con i Normanni, che la elevarono a sede di contea e ne favorirono lo sviluppo commerciale. Sotto gli Angioini divenne feudo dei Brienne, i cui signori (tra cui Gualtiero VI, duca di Atene) la arricchirono di opere pubbliche e artistiche. Passò ai D'Enghien nel 1353, agli Orsini del Balzo nel 1446, aprendosi a fiorenti commerci con la Repubblica di Venezia, e al dominio diretto degli Aragonesi nel 1463. Sotto gli spagnoli conobbe un periodo di grande splendore e fermento artistico e culturale che si protrasse sino alla fine sec. XVIII. Nel 1647 fu al centro di un vasto movimento antispagnolo e aderì alla rivolta di Masaniello. Passata agli austriaci e poi ai Borbone, nel 1734 fu protagonista di una nuova rivolta, i cui capi venero giustiziati l'anno seguente. Nel 1799 si diede un libero governo, ma fu costretta ad arrendersi alle truppe borboniche. Partecipò ai moti popolari del 1821 e del 1848 e nel 1860 entrò a far parte dello Stato sabaudo, poi Regno d'Italia nel 1861.

Arte

Dell'antica città romana si conservano cospicui resti del teatro e dell'anfiteatro, risalenti alla prima metà del sec. II. Nella zona attorno all'anfiteatro è stata rinvenuta una vasta necropoli, con numerose tombe recanti iscrizioni messapiche e materiale archeologico relativo soprattutto ai sec. III-II a. C. Uno dei più interessanti monumenti del periodo normanno è la chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo (fine sec. XII); la facciata, rifatta in stile barocco nel 1716, conserva il primitivo rosone e il portale romanico. Alla fine del sec. XV risale il palazzo dell'Antoglietta, con imponente portale in stile durazzesco-catalano. Il castello, a pianta trapezoidale, fu eretto (1539-49) intorno al mastio quadrato di epoca angioina, per ordine di Carlo V, da Gian Giacomo dell'Acaja, contestualmente alla cinta muraria, di cui la Porta Napoli (1548), detta anche Arco di Trionfo, costituiva l'accesso principale. La basilica di Santa Croce, eretta tra il 1549 e il 1646, rappresenta, con l'attiguo Palazzo del Governo (1659-95), già convento dei Celestini, il più famoso esempio del barocco locale. Splendida e fastosa è la facciata, al cui ordine inferiore, opera di Gabriele Riccardi, si sovrappose nel 1646 quello disegnato da Giuseppe Zimbalo; l'interno a tre navate ha ricchi ornamenti architettonici e sontuosi altari. Il secondo momento del barocco leccese si esprime particolarmente nella piazza del Duomo, sulla quale prospettano il Palazzo Vescovile (1420-28, ricostruito nel 1632), il Palazzo del Seminario (1694-1709, con la splendida cappella del 1696 e la Biblioteca Innocenziana) di Giuseppe Cino e il duomo, dedicato all'Assunta. Eretto da G. Zimbalo tra il 1659 e il 1670, presenta due facciate monumentali: la principale, piuttosto sobria, e l'altra, molto decorata, in asse con l'ingresso nella piazza; il campanile, alto circa 70 m, fu portato a termine nel 1682 dallo stesso Zimbalo. A G. Cino si deve anche il rifacimento della cinquecentesca chiesa del Carmine (1711-17) e la chiesa di Santa Chiara (iniziata nel 1694), dall'elegante interno a una navata ottagonale, riccamente decorato. La facciata della chiesa di Sant'Irene o dei Teatini (1591-1639) ha sobrie linee classiche. La chiesa di San Matteo fu edificata da A. Carducci nel 1667-1700 con facciata convessa nella parte inferiore e concava in quella superiore. La costruzione della chiesa del Rosario o di San Giovanni Battista fu avviata nel 1691 e completata nel 1728; la facciata, suddivisa in due ordini, presenta una ricchissima decorazione, ultima opera di G. Zimbalo.

Musei

Il complesso dell'ex Conservatorio di Sant'Anna, iniziato nel 1684 da Emanuele Manieri e completato solo nel 1764, ospita esposizioni e manifestazioni culturali.L'ex Collegio Argento è sede del Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano”, dove sono custodite importanti raccolte di epigrafi messapiche, sculture, vasi, rilievi e iscrizioni di età romana, provenienti da Rudiae, dalla zona del Salento e da tutta la Puglia; annessa al museo è la pinacoteca, con pregevoli dipinti di scuola veneziana del Quattrocento e opere di artisti locali. Il Museo Missionario Cinese e di Storia Naturale è articolato in due sezioni: una dedicata alla cultura cinese e l'altra alla storia naturale (esemplari di fauna marina e terrestre, minerali e fossili). Il convento dei Frati Minori ospita la Pinacoteca d'Arte Francescana, con dipinti d'arte sacra dal sec. XVI al XIX.

Economia

Centro prevalentemente agricolo, commerciale e turistico, Lecce è anche sede di industrie di trasformazione dei prodotti agricoli (noto è il tabacco da fiuto in polvere leccese); sono attivi, inoltre, i settori meccanico, tessile, calzaturiero, cartario, dell'abbigliamento, del legno (mobilifici), delle materie plastiche e dei materiali da costruzione. L'agricoltura vanta una produzione ricca e diversificata: olive, uva da vino (aleatico di Puglia DOC), tabacco, patate, ortaggi, frutta e cereali; sono sviluppati l'allevamento ovino e la floricoltura. Tuttora fiorenti sono le attività artigianali della lavorazione del ferro battuto e della cartapesta.

Curiosità e dintorni

La città ospita la manifestazione culturale Negroamaro, rassegna delle culture migranti (luglio-agosto). A febbraio viene inaugurata la prestigiosa Stagione Lirica del Teatro Politeama Greco, che si conclude a maggio. La città diede i natali al tenore Tito Schipa (1889-1965). Nei dintorni sono gli scavi di Rudiae, con resti d'età messapica e romana (mura ciclopiche, ipogeo, anfiteatro e necropoli).

T. Delle Noci, Lecce ateneo del barocco, Galatina, 1957; M. Bernardini, Il Museo Provinciale di Lecce, Lecce, 1958; H. Korte, Troia, Trani, Lecce, Oldenburg, 1959; N. Vacca, G. Borello, Lecce - S. Croce, tesori d'arte cristiana, V, 1971.