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Lévy-Bruhl, Lucien

filosofo, sociologo ed etnologo francese (Parigi 1857-1939). Professore di storia della filosofia moderna alla Sorbona, membro dell'Institut e direttore della Revue philosophique, i suoi interessi filosofici lo portarono dapprima verso Kant, in seguito verso Jacobi, nella ricerca del valore delle facoltà extrarazionali dell'uomo, e verso il positivismo per cercarvi la connessione fra filosofia e scienza che trovò nella spiegazione sociologica. Subì poi l'influsso di Durkheim e si dedicò allo studio della mentalità primitiva. Secondo Lévy-Bruhl il pensiero, nelle società primitive, si basa su categorie del tutto differenti da quelle che regolano la mente dell'uomo nelle civiltà moderne. Egli considera la mentalità primitiva prelogica, perché anteriore e opposta alla logica, e mistica perché fondata su credenze di forze soprannaturali; inoltre la ritiene caratterizzata da una generalizzata partecipazione, per cui l'essere umano e l'oggetto vengono percepiti l'uno come aspetto dell'altro. Nell'ultimo periodo della sua attività (Les carnets de Lévy-Bruhl, pubblicato solo nel 1949), manifestò dei ripensamenti a proposito. Tra le opere: La philosophie d'Auguste Comte (1900; La filosofia di Auguste Comte), La mentalité primitive (1922; La mentalità primitiva), L'âme primitive (1927), Le surnaturel et la nature dans la mentalité primitive (1931; Il soprannaturale e la natura nella mentalità primitiva), La mythologie primitive (1935; La mitologia primitiva), L'expérience mystique et les symboles chez les primitifs (1938; L'esperienza mistica e i simboli nei primitivi).

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