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Labriòla, Arturo

uomo politico ed economista italiano (Napoli 1873-1959). Militò in campo socialista, pur spostandosi progressivamente dalle iniziali posizioni sindacaliste rivoluzionarie verso altre sempre più moderate. L'esilio in Svizzera e in Francia, dovuto alla sua partecipazione ai moti del 1898, gli aveva permesso di conoscere le teorie di Sorel, di cui divenne fervido sostenitore, appoggiandone le idee su L'Avanguardia socialista, da lui fondata e diretta (1902-06) al ritorno in Italia. Come molti sindacalisti rivoluzionari, Labriola sostenne nel 1911 la conquista della Libia, considerata un ottimo sbocco per le masse disoccupate, e nel 1914 l'intervento nella I guerra mondiale. Eletto deputato nel 1913 come socialista indipendente e poi sindaco di Napoli, entrò nel 1920-21 nel gabinetto Giolitti come ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, proponendo il controllo sindacale nelle aziende. Emigrato in Francia e in Belgio dopo il 1925 per sfuggire il regime fascista, che aveva osteggiato fin dalle origini (Le due politiche: fascismo e riformismo, 1923; La dittatura della borghesia, 1924), rimase però in margine all'attività politica dei fuorusciti, pubblicando tuttavia due studi importanti: L'État et la crise (1933) e Le crepuscule de la civilisation, nello stesso anno (1937) in cui tornò in Italia, per ritirarsi a vita privata. Nel 1945 venne eletto deputato alla Costituente nelle liste dell'Unione Democratica Nazionale, e quindi, nel 1948, senatore. Altre opere: La teoria del valore di K. Marx (1899), Il capitalismo (1910), L'attualità di Marx (1945), Spiegazioni a me stesso (1945), a carattere autobiografico, La crociata anticomunista (1955) e Negazione. Appunti sul problema dell'ateismo (1958).

Bibliografia

L. Labriola, Storia e leggenda di Arturo Labriola, Roma, 1967; D. Marucco, Arturo Labriola e il sindacalismo rivoluzionario in Italia, Torino, 1970.

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