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Larra y Sánchez de Castro, Mariano José de-

scrittore e giornalista spagnolo (Madrid 1809-1837). Figlio di un medico bonapartista esiliato in Francia,fu educato secondo i principi dell'illuminismo e del classicismo. Nel 1826 si stabilì a Madrid. Nella capitale frequentò i circoli letterari, specialmente El Parnasillo, scrisse le prime poesie e i primi articoli di critica (El duende satírico, 1828-29, Il folletto satirico) mentre si andavano acuendo la sua irrequietezza e il suo pessimismo. Sposatosi nel 1829, si separò ben presto dalla moglie. Nel 1835, per sfuggire allo scandalo suscitato dalla sua relazione con una donna sposata, animato dall'intenzione di studiare i costumi dei vari Paesi, intraprese un viaggio che lo portò in Portogallo, Francia, Inghilterra e Belgio. Rientrato in patria, riprese l'attività di scrittore e fu giornalista di successo. Cercò anche di riallacciare i rapporti con l'amica, ma non vi riuscì e si uccise, forse in seguito alla delusione amorosa, forse per una più profonda amarezza, storica e morale. Personalità complessa e singolare, unica nella storia della letteratura spagnola, Larra y Sánchez de Castro deve proprio agli articoli di critica delle forme spagnole di vita – pubblicati su diversi giornali madrileni tra il 1832 e il 1837 con lo pseudonimo di El Pobrecito Hablador (1832-33) e con quello famosissimo di Fígaro – il posto che occupa nella storia della letteratura, l'influenza esercitata sui contemporanei e sulla “generazione del '98”. Con ironia acre e con somma lucidità, Larra y Sánchez de Castro individua i mali del suo Paese ottusamente conservatore e soffocato da antichi pregiudizi: l'apatia, dovuta alla lunga convivenza con gli Arabi, l'arretratezza, dovuta al potere esercitato dall'Inquisizione, l'esasperato nazionalismo che rende il popolo scarsamente ricettivo alle idee nuove provenienti da altri Paesi. Testimonianza di una grande passione civile e di un alto impegno morale, essi sono scritti in una prosa incisiva e moderna. Come critico teatrale Larra y Sánchez de Castro recensì importanti prime (El trovador di García Gutiérrez, La conjuración de Venecia di Martínez de la Rosa, Los amantes de Teruel di Hartzenbusch) rivelando intuito e gusto sicuro. La parte più propriamente creativa della sua opera indulge invece ai moduli del consueto romanticismo: così il romanzo El doncel de Don Enrique el Doliente (1834; Il paggio di Don Enrico il Dolente) e il dramma Macías (1834), ispirati alla vita dell'infelice poeta medievale nelle cui vicende Larra y Sánchez de Castro vide forse un'analogia con le proprie.

Bibliografia

R. Moreno, Larra, Madrid, 1951; M. Baquero Goyanes, Perspectivismo y contraste, Madrid, 1963; R. Rossi, Scrivere a Madrid. Studi sul linguaggio politico di due intellettuali suicidi nell'800 spagnolo, Bari, 1973; J. M. Mass, Estudios sobre Larra y Sánchez de Castro, Madrid, 1986.

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