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Latini, Brunétto

letterato italiano (Firenze ca. 1220-ca. 1294). Figlio del giudice Bonaccorso, si dedicò all'attività notarile e fu a capo del Comune di Montevarchi nel 1260. Nello stesso anno, in qualità di ambasciatore dei guelfi fiorentini, fu inviato presso il re Alfonso X il Dotto di Castiglia, per chiedere il suo aiuto alla vigilia della sconfitta di Montaperti. Informato dal padre della condanna all'esilio mentre stava tornando in patria, si stabilì ad Arras, in Francia, e poi a Parigi e a Bar-sur-Aube, esplicando la professione di notaio e scrivendo le sue prime opere: il Tesoretto, il Favolello (Fablel), epistola in versi a Rustico di Filippo sull'amicizia, la Rettorica, volgarizzazione e rielaborazione di una parte del De inventione di Cicerone, e il vasto Li livres dou Trésor in lingua d'oil. Il Tesoretto è un poema allegorico didascalico in volgare che Latini lasciò incompiuto e che doveva costituire una specie di enciclopedia sul tipo del Roman de la Rose; resta, con tutti i suoi limiti, uno dei primi documenti del volgare italiano. Fu quasi sicuramente, col Trésor, una delle maggiori fonti di ispirazione della Commedia dantesca. Il Trésor è certamente l'opera principale di Latini: di carattere enciclopedico, è divisa in tre libri che spaziano in tutti i campi del sapere, dalla teologia alla storia, dalla fisica alla geografia, all'agricoltura, all'etica, all'economia, alla retorica e alla politica, attingendo a fonti diversissime, dalla Bibbia a Isidoro da Siviglia, a Orosio, a Pietro da Viterbo, a Sant'Ambrogio, a Boezio. Tradotto in volgare toscano, ebbe anche due versioni poetiche e fu grandemente diffuso.

F. Maggini, I primi volgarizzamenti dai classici latini, Firenze, 1952; C. Segre (a cura di), Volgarizzamento del Due e Trecento, Torino, 1953; G. Contini, Poeti del Duecento, Milano-Napoli, 1960; C. Segre, Lingua, stile e società, Milano, 1962; B. Ceva, Brunetto Latini. L'uomo e l'opera, Milano-Napoli, 1965.