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Latini

(latino Latīni), antico popolo del Lazio, stanziato inizialmente sui Colli Albani. Le testimonianze più antiche di esso sono costituite dai sepolcreti a incinerazione scavati in gran numero nella zona tra Grottaferrata e Castel Gandolfo: il loro corredo funebre con oggetti in ferro risale ai sec. IX-VII a. C. Dai Colli Albani i Latini si irradiarono nella pianura laziale tra la costa e le falde dei monti Sabini: a nord si spinsero fino al Tevere, sovrapponendosi o fondendosi con le popolazioni preesistenti. La loro presenza in Roma, oltre che dai racconti leggendari, è testimoniata dai sepolcreti a incinerazione scavati nel Foro, coevi o di poco posteriori a quelli dei Colli Albani: furono tali gruppi di Latini a dare a Roma una definitiva impronta latina. I Latini avevano per metropoli Alba Longa e per culto nazionale quello celebrato in onore di Giove sulla vetta più alta del Massiccio Albano (odierno monte Cavo), dove erano usi radunarsi una volta all'anno per un rito sacrificale, Feriae Latinae: durante il suo svolgimento vigeva una tregua d'armi tra le varie comunità del Lazio. Quando Alba Longa, nel sec. VII a. C., fu sopraffatta da Roma, la cui popolazione risultò dalla fusione di tre componenti etniche, quella più antica autoctona, quella latina e quella sabina, il legame delle comunità laziali con i Colli Albani venne meno così che tali comunità si poterono sviluppare autonomamente, assurgendo alcune a vere e proprie città, come Cora, Ardea, Lavinio, Tibur (Tivoli), Praeneste (Palestrina) e naturalmente Roma. Anche sui Colli Albani si svilupparono dei centri urbani, i più importanti dei quali, Tusculum (Frascati), Ariccia e Lanuvio, sul finire del sec. VI a. C. si strinsero in una lega che aveva il suo centro sacrale in un culto reso a Diana vicino al lago di Nemi. La lega venne presto in urto con Roma che, governata da re di provenienza etrusca, tendeva a instaurare la sua egemonia nel Lazio: attirando a sé anche altre comunità laziali, vinse prima un esercito etrusco ad Ariccia nel 506 a. C. e, successivamente, dopo la cacciata dei re Tarquini da Roma, si scontrò con gli stessi Romani al lago Regillo, stringendo però subito dopo un patto con essi (foedus Cassianum) per una comune difesa contro tribù di Volsci e di Equi che, scendendo dall'entroterra appenninico, premevano minacciose contro i confini del Lazio. Per tutto il sec. V e la prima metà del IV i Latini collaborarono con i Romani, fondando in comune colonie nei territori conquistati ai nemici. Quando però i Romani, venendo a contatto con i Sanniti, manifestarono propositi di espansione limitanti la libertà d'azione delle città della Lega Latina, questa si coalizzò con i Campani e con altre città del Lazio, ma dagli scontri che ne seguirono tra il 340 e il 338 a. C. (guerra latina) i Romani uscirono vittoriosi: sciolsero la stessa lega di cui incorporarono il territorio e strinsero patti separati con le città del Lazio e con le stesse colonie latine. Continuarono però la pratica della disciolta lega di istituire periodicamente nuove colonie ai margini del territorio statale in progressivo ingrandimento, o nello stesso territorio nemico. Si trattava di comunità autonome, disponibili per ogni necessità bellica e tenute a fornire a Roma contingenti militari fissati dai patti: come tali erano vere e proprie sentinelle avanzate per la difesa dello Stato e per l'offesa preventiva (specula ac propugnacula populi Romani). Roma ne creò molte in Italia fino all'inizio del sec. II: esse costituirono il cosiddetto nomen Latinum (alla vigilia della II guerra punica erano trenta) e assolsero a compiti militari di primaria importanza nelle successive fasi dell'instaurarsi della supremazia romana in Italia. Gli abitanti delle colonie ebbero col tempo riconosciute alcune delle prerogative proprie del cittadino romano, soprattutto nel campo del diritto privato: questa loro condizione si venne man mano configurando come una cittadinanza di rango inferiore, che Roma, dopo che i Latini delle colonie ottennero, all'indomani della guerra sociale del 90-88, la piena cittadinanza romana, concesse con larghezza a città delle province più romanizzate nella parte occidentale dell'Impero. La condizione fu denominata ius Latii, o anche semplicemente Latium, e ve ne erano di due tipi: il Latium minus che comportava la concessione della cittadinanza romana piena solo per i magistrati locali superiori, e il Latium maius che la estendeva a chiunque rivestisse una qualche carica. Come tale, il ius Latii divenne un gradino preparatorio al conseguimento della cittadinanza piena: esso venne meno con la Constitutio Antonina del 212 d. C., che estese la cittadinanza a tutti gli abitanti dell'Impero.