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León, Felipe

pseudonimo del poeta spagnolo León Felipe Camino (Tábara,Zamora, 1884-Città di Messico 1968). Esuberante e ribelle, con una modesta compagnia teatrale percorse la Spagna per conoscerla nei suoi aspetti più reconditi. Viaggiò poi in Europa, Africa e America, dove si stabilì definitivamente dopo il trionfo del fascismo nel suo Paese (1938). Aderì con entusiasmo ai movimenti d'avanguardia dei primi decenni del secolo, per poi muovere verso una poesia più attenta ai contenuti e ai sentimenti. Nelle due parti che compongono i Versos y oraciones del caminante (Libro I, 1920; Libro II, 1929) sono rappresentati i due momenti creativi di León. La tragica esperienza della guerra civile e la sua condizione di esiliato gli ispirarono versi pervasi da amarezza, disperazione e odio verso la dittatura franchista: El payaso de las bofetadas (1938; Il pagliaccio degli schiaffi), El hacha (1939; L'ascia), Español del éxodo y del llanto (1939; Spagnolo dell'esodo e del pianto), Ganarás la luz (1943; Conquisterai la luce), Antología rota (1947 e 1957). Le liriche della vecchiaia, raccolte in Este viejo y roto violín (1965), accentuano i toni biblici, whitmaniani e tolstoiani nella profezia di un sognato mondo migliore.

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