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Lermontov, Michail Jurevič

poeta, narratore e drammaturgo russo (Mosca 1814-Pjatigorsk 1841). Tra i maggiori scrittori romantici del suo tempo, Lermontov ebbe vita breve. Figlio di un modesto ufficiale, orfano di madre a 3 anni, venne dapprima educato in casa della nonna materna e studiò poi all'Università di Mosca (1830) che lasciò al primo anno per iscriversi alla Scuola Ufficiali di Cavalleria di Pietroburgo. Entrò quindi nella guardia imperiale e condusse una vita vuota in apparenza, improntata al cinismo degli eroi byroniani, di cui assunse quell'atteggiamento provocante che finì col condurlo a una morte insensata. Lermontov, due volte confinato (per la poesia scritta in morte di Puškin, 1837, e per un duello col figlio dell'ambasciatore di Francia, De Barante, 1840), fu trasferito in un reggimento del Caucaso dove combatté contro i montanari ribelli, traendo dalle sue esperienze militari anche osservazioni psicologiche e di costume. Dopo alcuni mesi di licenza premio per la sua condotta coraggiosa, durante il viaggio di ritorno, a Pjatigorsk, la conversazione scherzosa con l'amico Martynov a proposito di una giovinetta di cui entrambi erano invaghiti degenerò in offese. Ne nacque un duello e il poeta rimase ucciso. Lermontov cominciò a scrivere versi giovanissimo. Del 1831 è Angelo (considerata, se non il più alto esempio della poesia romantica russa, certo uno dei più significativi). Essa è la prima lirica in cui l'ispirazione byroniana lascia intravedere la genuinità di un nuovo creatore che rivela l'amore per l'isolamento e un meditato ripiegarsi su se stesso, caratteristica di tutte le creazioni successive. Nel 1835 Lermontov scrisse il poema Il boiaro Orša e due anni dopo La morte del poeta in cui all'omaggio a Puškin, misconosciuta grandezza della letteratura russa, si unisce l'invettiva per una società sorda al sentimento della grandezza poetica. La forza e la genuinità evocatrice delle antiche byline riappaiono nel Canto dello zar Ivan Vasilevič (1838), mentre con i due poemi Il demone (1829-33) e Il novizio (1839) la poesia di Lermontov si esalta in una felice fusione di elementi narrativi e di motivi lirici. L'uno canta l'amore trionfante di un demone per una bellissima fanciulla vicina a nozze, l'altro evoca la dolorosa esperienza di un bimbo fatto prigioniero dai russi e allevato in un monastero caucasico. Alla ormai personalissima e limpida poesia fa da contrappunto l'opera narrativa che ha nell'Eroe del nostro tempo (1839-40) il romanzo di transizione tra il romanticismo e il realismo. Di sottile indagine psicologica, il romanzo, in realtà cinque racconti la cui unità è data dal protagonista Pečorin (personificazione dell'autore), segna la prima spietata analisi di quel personaggio inutile, espressione del mondo militare o borghese che ebbe poi in Oblomov il suo eroe in assoluto. Lermontov scrisse anche drammi di ispirazione schilleriana e quel Ballo in maschera (1835), romantico e amaro, che incontrò e ha ancora tanta fortuna sulle scene russe.

Bibliografia

E. Gasparini, Scrittori russi, Padova, 1966; W. Giusti, Il demone e l'angelo Lermontov e la Russia del suo tempo, Messina-Firenze, 1968; N. Morosi, Michail Jurevič Lermontov: un eroe del nostro tempo, Macerata, 1970.

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