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Lifar, Serge

ballerino e coreografo franco-russo (Kijev 1905-Losanna 1986). Allievo dei corsi di pianoforte e di violino al Conservatorio di Kijev e della scuola di danza fondata in quella città da Bronislava Nijinska, nel 1923 fu condotto da quest'ultima a Parigi, dove entrò a far parte dei Ballets Russes di Djagilev, pur proseguendo, contemporaneamente, gli studi (con Cecchetti, Legat, Vladimirov). Attraente, atletico, ricco di talento, nel 1925 fu nominato primo ballerino della compagnia di Djagilev e fu celebrato protagonista di molte memorabili creazioni dell'era djagileviana, fra le quali Le train bleu (coreografia della Nijinska, 1924), Pas d'acier (coreografia di Massine, 1927); Apollon musagète (1928), Le bal (1929) e Le fils prodigue (1929) tutti con la coreografia di Balanchine. La sua prima creazione, Renard (ispirata alla versione originale della Nijinska) è del 1929 e fu presentata nel corso dell'ultima stagione dei Ballets Russes, prima della morte di Djagilev. Nominato in quello stesso anno primo ballerino e direttore della compagnia di ballo dell'Opéra di Parigi, Lifar vi esordì con Les créatures de Promethée, riscuotendo un trionfale successo. Questo inaugurò un suo primo, lungo periodo di “regno”, durante il quale operòun profondo rinnovamento del balletto francese – anche a livello didattico – influenzandone largamente l'evoluzione nel sec. XX. Fra le coreografie di questo periodo sono da ricordare: Salade, una sua versione de L'après-midi d'un faune e Icare (tutti del 1935), Le cantique des cantiques (1938), Le chevalier et la damoiselle e Boléro (entrambi del 1941), Suite en blanc (1943), Les mirages (1944). Accusato di collaborazionismo con le forze di occupazione, dopo la liberazione di Parigi fu allontanato dalla direzione dell'Opéra e dal 1945 al 1947 diresse il Nouveau Ballet de Monte-Carlo (poi Grand Ballet de Monte-Carlo), per il quale, in una felice stagione, creò alcuni dei suoi balletti più noti: Aubade (ancora da Nijinska), Dramma per musica, Chota Rustaveli, Una notte sul Monte Calvo (tutti del 1946). Scagionato dalle accuse e richiamato alla direzione dell'Opéra inaugurò un secondo ciclo di “regno” – dal 1947 al 1958 – che lo vide ancora protagonista come interprete (il suo addio alle scene è del 1956) e come autore (Le chevalier errant e Phédre, entrambi del 1950; Blanche-Neige, 1951; Grand pas, 1953; Nautéos e L'oiseau de feu, 1954; Roméo et Juliette, 1955; Daphnis et Chloe). Dopo il 1959 lavorò molto come coreografo ospite in tutto il mondo e tornò spesso a collaborare con l'Opéra (in particolare nel biennio 1962-63, su invito di Georges Auric), anche se il periodo aureo del suo dominio incontrastato poteva dirsi concluso. Ha esercitato comunque, fino alla morte, grande influenza sul balletto francese. Ha scritto numerosi testi di teoria della danza e saggi autobiografici, fra i quali Le manifeste du corégraphe (1935), nel quale esponeva la sua teoria volta ad affermare il primato della danza sulle altre arti e in particolare sulla musica. Teoria esemplificata, in quello stesso anno, nel balletto Icare, realizzato su una partitura di Szyfer limitata ai soli strumenti a percussione. Tra gli altri titoli si ricordano: Histoire du ballet russe (in russo, 1939; in francese, 1950), Traité de danse académique (1949), Traité de corégraphie (1952), Ma vie (1965). Fondatore dell'Institut Corégraphique de Paris (1947) e dell'Université de la danse (1957).

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