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Lincoln, Abraham

uomo politico statunitense (Big South Fork 1809-Washington 1865). Di umile famiglia quacchera, nel 1832, dopo aver svolto mestieri diversi, divenne capitano di una compagnia di volontari nella campagna contro gli indiani di Black Hawk. Nello stesso anno i whigs della sua contea lo scelsero come candidato alla legislatura dell'Illinois; benché non venisse eletto, ottenne una buona affermazione personale. Si ripresentò alle elezioni nel 1833 e, sebbene whig in uno Stato tradizionalmente democratico, la sua fama di uomo onesto e la sua eloquenza gli valsero la vittoria: fu membro della Camera dell'Illinois dal 1834 al 1842. Nel 1837 fu ammesso all'esercizio dell'avvocatura. Divenuto capo dei whigs dell'Illinois, fu eletto nel 1846 al Congresso degli USA, dove prese per la prima volta posizione sul problema della schiavitù. Nel 1849 lasciò il Congresso e, avendo rifiutato la carica di governatore dell'Oregon, tornò all'attività forense. Nel 1854 un vigoroso discorso contro il Kansas-Nebraska Act gli valse una vasta popolarità. Contrario all'introduzione della schiavitù negli Stati di nuova costituzione o in quelli in cui non era praticata, Lincoln enunciò la teoria secondo la quale l'Ovest doveva rimanere libero per assicurare ai poveri dell'Est e del Sud la possibilità di crearsi una posizione economica. Benché sconfitto nel 1858, in una memorabile contesa con Douglas per il Senato, continuò a battersi contro la schiavitù nei termini sopra esposti, procurandosi ampi consensi nel Nord. Nel 1860 la Convenzione repubblicana di Chicago lo scelse come candidato alla presidenza. Relativamente poco influente, Lincoln dovette il suo successo soprattutto a ragioni di strategia elettorale: in quanto uomo dell'Ovest sul suo nome sarebbero confluiti i voti dell'Ovest e del Nord, indispensabili per battere il candidato democratico, che avrebbe raccolto i voti del Sud; egli godeva inoltre di un indiscusso prestigio morale e non era un estremista: il suo programma era improntato alla moderazione e allo spirito di conciliazione. Si proponeva di non consentire l'introduzione della schiavitù dove non esisteva ma non di abolirla per principio dove era già praticata; inoltre prometteva gratuitamente a ogni colono un appezzamento di terra nonché miglioramenti in politica interna. Lincoln fu eletto con la maggioranza assoluta dei voti elettorali, mentre i voti popolari furono di poco superiori alla maggioranza relativa. La sua vittoria, nonostante le sue intenzioni concilianti, determinò il precipitare della crisi, appena conosciuti i risultati del voto. Il 20 dicembre 1860 la Carolina del Sud proclamò la secessione indicandone la causa proprio nella questione della schiavitù. Nonostante la ribellione, Lincoln tentò di temporeggiare finché i confederati stessi non aprirono le ostilità attaccando Fort Sumter, tenuto dai federali. Il conflitto condusse inevitabilmente Lincoln ad assumere un atteggiamento intransigente e a perseguire l'abolizionismo: il 22 settembre 1862 emanò il proclama preliminare di emancipazione degli schiavi. Rieletto trionfalmente nel 1864, confermò la sua moderazione al termine del conflitto, allorché, dopo la capitolazione del Sud ad Appomattox (9 aprile 1865), dichiarò che il ritorno del Sud nell'Unione doveva essere esente da aspetti punitivi se si voleva che la Federazione fosse ricostruita anche spiritualmente. Il 14 aprile, solo cinque giorni dopo la fine della guerra, cadde vittima dell'attentato di un sudista fanatico.

Bibliografia

C. Sandburg, Abraham Lincoln, the War Years, New York, 1939; D. Carnegie, Lincoln the Unknown, New York, 1941; A. Nevins, The Emergence of Lincoln, 1857-1861, 2 voll., New York, 1950; B. Thomas, Abramo Lincoln, Torino, 1974.

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