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Lippi, Filippino

pittore italiano (Prato 1457-Firenze 1504). Figlio di Filippo e Lucrezia Buti, fu accanto al padre operoso agli affreschi del duomo di Spoleto, aiutando dopo la sua morte Fra' Diamante a terminarli (1469-70). Nel 1472 lavorava a Firenze (città che lasciò soltanto dal 1488 al 1493, periodo in cui operò a Roma) con Botticelli e le sue prime opere sono così vicine a quelle del maestro da essere state un tempo assegnate a un ipotetico “amico di Sandro” (Berenson). L'incarico di terminare gli affreschi della cappella Brancacci al Carmine (1484-85), con alcuni episodi delle Storie di S. Pietro, e il contatto con l'opera masaccesca permisero a Lippi di superare il linearismo botticelliano per una maggiore concisione formale. Le opere che seguono (Madonna e Santi, 1486, Firenze, Uffizi; Apparizione della Vergine a S. Bernardo, Firenze, Badia fiorentina) sono tra le più celebri, per la grazia di certi voluti arcaismi, il colore smaltato, i suggestivi particolari alla fiamminga. La critica moderna ha invece sottolineato l'estremo interesse dell'ultima fase dell'artista, a cominciare dalle opere del citato soggiorno romano: gli affreschi della cappella Carafa in S. Maria sopra Minerva rivelano infatti una nuova carica drammatica e un'inquieta ricerca di effetti formali. Sono questi i caratteri che siglano opere come l'appassionata Adorazione dei Magi (1496, Firenze, Uffizi), non estranea a influssi leonardeschi, fino a giungere agli affreschi della cappella Strozzi in S. Maria Novella a Firenze (terminati nel 1502) , dove una fantasia sfrenata al limite della bizzarria e il gusto scenografico dell'insieme anticipano singolarmente temi e inquietudini del primo manierismo toscano.

Bibliografia

L. Berti, U. Baldini, Filippino Lippi, Firenze, 1957; C. Brandi, R. Salvini, V. Mariani, Saggi su Filippino Lippi, Firenze, 1957; F. Gamba, Filippino Lippi nella storia della critica, Firenze, 1958; G. Marni, Filippino Lippi e la lezione fiamminga, Milano, 1982.

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Filippino Lippi.