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Liu Shao-ch'i

uomo politico e teorico cinese (Yin-shan, Hunan, 1898-? 1969). Figlio di contadini ricchi, studiò alla Scuola Normale di Changsha e alla fondazione del PCC (1º luglio 1921) entrò subito a farne parte. Svolse un'intensa attività sindacale e nel 1934-35 partecipò alla Lunga marcia. Tra il 1938 ed il 1942 fu uno dei più attivi organizzatori della resistenza contro il Giappone nel Nord della Cina. Costituita la Repubblica Popolare Cinese, fu eletto vicepresidente del Consiglio del governo centrale popolare (fino al 1954). Il prestigio acquisito, sia all'interno del partito sia nei rapporti con gli altri Paesi comunisti, lo portò nel 1959 alla presidenza della Repubblica in un momento in cui il movimento del “grande balzo in avanti” stava subendo una battuta d'arresto. Appartenente all'ala moderata del partito, riassumendo sue antiche posizioni ideologiche, sostenne, nella sua “Carta in 70 punti”, l'imprescindibile esigenza di reintrodurre in Cina metodi e criteri di produzione e di organizzazione del lavoro capitalistici onde rimediare al caos del grande balzo. Per questo venne duramente attaccato dalla rivoluzione culturale sotto l'accusa di revisionismo e di essere difensore delle tesi sovietiche. Nel 1968 fu destituito ed espulso dal partito. Pare che sia morto nel 1973, secondo quanto riferito dal giornale di lingua inglese di Hong Kong Tu Kung Pao.

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