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Livórno Ferràris

comune in provincia di Vercelli (32 km), 188 m s.m., 58,11 km², 4321 ab. (livornesi), patrono: san Lorenzo (10 agosto).

Centro della pianura alla sinistra della Dora Baltea, situato fra il canale Depretis e il canale Cavour. Possesso dei vescovi di Vercelli, nel 1254 fu elevato a borgo franco, ma, disputato a lungo fra Vercelli e il Monferrato, nel 1310 cadde sotto il dominio dei Paleologhi. Dal 1634 al sec. XVIII ne furono feudatari i Simiana. Nel 1925 assunse l'attuale denominazione a ricordo del fisico Galileo Ferraris (1847-1897), che qui nacque.§ All'ingresso del paese è un torrione medievale. La parrocchiale di San Lorenzo, ricostruita nel 1694 e progettata tra il 1728 e il 1778 dall'architetto livornese Giuseppe Castelli e dal figlio Filippo, è affiancata da un campanile trecentesco cuspidato; l'interno conserva dipinti di Giorgio Alberini (sec. XVII) e del piemontese Bernardino Galliari (sec. XVIII), oltre a opere di oreficeria sacra. La chiesa di San Francesco presenta in facciata un bassorilievo cinquecentesco in cotto; all'interno si trovano dipinti del Moncalvo e della figlia Orsola Caccia (sec. XVI-XVII) e una Madonna delle Fragole del casalese Aimo Volpi (1490). Da segnalare anche la chiesa di Santa Maria d'Isana (sec. XIII), unico esempio di chiesa templare del Vercellese. Il palazzo Ciocca (sec. XIV-XIX), in origine castello, più volte rimaneggiato, è sede del Comune. La casa natale di Galileo Ferraris ospita il Museo Sacrario che raccoglie i cimeli del celebre fisico e del fratello Adamo, medico e volontario garibaldino.§ L'economia si basa sull'industria elettrotecnica, meccanica, alimentare, della lavorazione del legno (imballaggi), della gomma e delle materie plastiche (tranciatura e assemblaggio). L'agricoltura è rivolta alla coltivazione di cereali e foraggi; si pratica l'allevamento bovino e suino.

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