Mèrz, Màrio

artista italiano (Milano 1925-Torino 2003). È tra i principali protagonisti dell'arte povera; autodidatta, inizia l'attività artistica a Torino, con i primi dipinti che si collocano nell'ambito del postinformale, caratterizzati da segni a spirale (Seme nel vento, 1953; La natura è l'arte del numero, 1977). Negli anni Sessanta Merz si avvicina all'arte concettuale, realizzando assemblages, con materiali quali argilla, fascine, vetri, neon, parti di autovetture, e oggetti (ombrelli, impermeabili, ecc.); sono rappresentazioni archetipe nelle quali determinante è l'energia creativa più che il medium espressivo. La ricerca di Merz è orientata al recupero dell'energia originaria, regolatrice della natura e delle sue leggi; egli esprime tale intuizione con il continuo riferimento alla progressione numerica di Fibonacci (610 funzioni di 15, 1971; Serie di Fibonacci, 1984) o con la famosissima serie degli Igloo, iniziata fin dal 1968. A partire dal 1979 Merz ha recuperato la pittura, di matrice espressionista, carica di intensa e drammatica sensualità, con dipinti su lenzuola e su tele non tese. L'artista ha realizzato oltre cento mostre personali e ha partecipato a ca. duecento collettive (tra cui, Guggenheim Museum, New York, 1989; Museo di Arte Contemporanea L. Pecci, Prato, 1990; Documenta 9, Kassel, 1992; Barbara Gladstone Gallery, New York, 1994; Konrad Fischer Galerie, Düsseldorf, 1998; Fondazione A. Ratti, Como, 2000).

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