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Mòttola

comune in provincia di Taranto (27 km), 387 m s.m., 212,33 km², 16.575 ab. (mottolesi), patrono: san Tommaso Becket (29 dicembre).

Cittadina delle Murgesudorientali, posta su un'altura. Di origine apula, come dimostrano i tratti di mura megalitiche che si ergono in località Orto del Vescovo, fu un centro importante sotto Taranto e Roma. Possesso longobardo, venne devastato dai Saraceni (846); fu quindi fortezza bizantina, che i Normanni distrussero nel 1102, riedificandola in seguito. Al tempo degli Angioini fece parte del Principato di Taranto; dal 1653 al 1808 fu feudo dei Caracciolo. § La cattedrale dell'Assunta, costruita nel sec. XIII, fu ampliata nel 1507 e più volte rimaneggiata: la facciata, dalle forme veneto-dalmate, ha un portale a colonne, poggianti su due leoni romanici; il campanile è del sec. XIV; l'interno custodisce l'Ultima Cena di Federico Maldarelli e, nell'abside, l'Assunzione di Nicola Malinconico. Fuori dall'abitato, presso la masseria Casalrotto, dove sorgeva un'abbazia benedettina, sono la chiesa rupestre di Sant'Angelo, che conserva nelle absidi affreschi con iscrizioni greche e nella cripta altri del sec. XIV, e la cappella di San Nicola, a tre navate, con presbiterio sopraelevato, abside quadrata e pregevoli affreschi databili dal sec. XI (Cristo tra Maria e il Battista) al sec. XV. § L'industria è sviluppata soprattutto nei settori metalmeccanico, alimentare, cartario, dei giocattoli e della lavorazione del legno. Sono sfruttate le cave di tufo. L'agricoltura produce uva da vino (aleatico di Puglia DOC), olive e cereali; è praticato l'allevamento bovino e bufalino, con produzione di latte. Rilevante è il turismo di villeggiatura estiva. § Nei dintorni si apre la gravina di Petruscio, con un singolare villaggio ipogeo (sec. IX-XIII), immerso in un ambiente selvaggio, con grotte scavate nel tufo, a volte a più piani comunicanti.