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Mónti, Augusto

scrittore italiano (Monastero Bormida, Asti, 1881-Roma 1966). Professore di italiano al liceo D'Azeglio di Torino, ebbe tra i suoi allievi C. Pavese, P. Gobetti, L. Ginzburg. Fece parte del gruppo di “Rivoluzione liberale”, poi di “Giustizia e libertà”, per cui fu condannato dal fascismo a cinque anni di carcere. La sua opera maggiore è la tetralogia Tradimento e fedeltà (1949, comprendente: I Sanssôssì, 1929; Quel Quarantotto!, 1933; L'iniqua mercede, 1936; ... e il gallo cantò, 1949), vasta e accorata epopea piemontese di contenuto autobiografico. A una rigorosa meditazione etica sono improntati anche gli altri romanzi: Vietato pentirsi (1956), Ragazza 1924 (1961), Il figlio della vedova (postumo, 1978). Mónti, Augusto. ha raccolto i risultati della sua esperienza di educatore in Scuola classica e vita moderna (1923) e I miei conti con la scuola (1965).