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Macomèr

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comune in provincia di Nuoro (57 km), 563 m s.m., 122,58 km², 11.116 ab. (macomeresi), patrono: san Pantaleo (27 luglio).

Generalità

Cittadina situata ai piedi della catena del Marghine. Per la sua posizione strategica, accessibile solo da un lato, fu ritenuta un luogo molto sicuro e, per questo, abitata già in epoche remote, come testimoniano il ritrovamento di una piccola scultura femminile prenuragica (la cosiddetta “Venere di Macomer”, ritenuta una Dea Madre delle genti agricole dell'Età del Bronzo o dell'Eneolitico) e di successivi numerosi insediamenti nuragici.

Storia

Colonia cartaginese (il nome deriverebbe la sua radice da un vocabolo punico significante “luogo alto”), Macopsissa, ricordata da Tolomeo, divenne importante stazione romana sulla strada da Cagliari a Porto Torres. Capoluogo della curatoria del Marghine, nell'ambito del Giudicato di Torres (sec. XI), poi in quello d'Arborea (sec. XIV), Macomer svolse un ruolo fondamentale nella lotta tra i d'Arborea e gli Aragonesi, terminata proprio nel suo territorio con la vittoria di Giovanni d'Aragona sull'arborense Leonardo Alagon e con la fine dell'autonomia sarda (1478). Feudo regio nel periodo della dominazione aragonese e poi spagnola, nel 1767 divenne capoluogo del marchesato concesso dai Savoia a vari feudatari; gli ultimi, i Tellez-Giron, la cedettero al demanio con l'abolizione dei feudi (1839). Nel sec. XIX Macomer ricavò un grande incentivo allo sviluppo economico, grazie al passaggio delle due ferrovie linee ferroviarie dell'isola.

Arte

Nel centro storico sorgono diverse abitazioni di epoca aragonese-spagnola. La parrocchiale di San Pantaleo, ristrutturata nel sec. XVII in stile gotico-catalano, ha nella facciata un grande portale in trachite rossa, con ornamenti e rilievi, e conserva il campanile del 1574; la chiesa di Santa Maria del Soccorso, con pianta a navata unica absidata, conserva elementi tardoromanici.

Economia

Macomer è tuttora un importante nodo stradale e ferroviario e il maggior centro amministrativo, di servizi e attività commerciali dell'interno dell'isola; vi operano industrie nei settori alimentare (caseifici e mulini), enologico (con produzione di vini DOC), tessile, meccanico, dell'edilizia e dei materiali da costruzione, e inoltre della lavorazione del legno, dei metalli e delle pietre; numerosi sono inoltre i depositi logistici. Molto diffuso è l'allevamento di ovini e caprini, che alimenta la tradizionale produzione di formaggi tipici.

Dintorni

Nei dintorni si trovano la necropoli preistorica di Filigosa, composta da quattro tombe principali a domus de janas, che permettono di accedere a quelle minori; l'imponente nuraghe Santa Barbara, con base megalitica del sec. X a. C. e struttura turrita del sec. VII a. C.; il nuraghe Succuronis, particolarmente ben conservato, dalla singola torre slanciata, circondato da una domus de janas e da sei capanne perfettamente integre; la zona archeologica di Tamuli, dove si allineano un nuraghe, tre “tombe dei giganti” e Sas Perdas marmuradas de Tamuli, sei grosse pietre coniche, conficcate nel terreno, e, sul vicino monte Sant'Antonio, l'omonimo santuario campestre.