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Magnasco, Alessandro, detto il Lissandrino

pittore italiano (Genova 1667-1749). Si formò a Milano, in un ambiente di accesa fantasia religiosa e dominato da personalità quali i Procaccini, il Cerano e Daniele Crespi. Oltre che alle grandi tele religiose (Cena in Emmaus, Genova, S. Francesco d'Albaro) si dedicò anche allo studio della pittura di paesaggio, ma fu l'incontro con Sebastiano Ricci a indirizzarlo verso un nuovo tipo di pittura di genere, caratterizzato dagli ampi paesaggi di fantasia popolati di guizzanti figurine, dalla tavolozza giocata sul contrasto tra toni lividi e toni scuri e dal disegno a linee spezzate e nervose. Dal 1703 al 1711 lavorò a Firenze, alla corte del duca Gian Gastone de' Medici; in questo periodo alleggerì la gamma cromatica raggiungendo effetti di colore fluidi e trasparenti e si volse anche a soggetti popolareschi e aneddotici (La vecchia e gli zingari, Firenze, Uffizi). Dal 1711 lavorò nuovamente nell'Italia settentrionale, dando inizio alla serie dei dipinti con scene di vita monacale (conservati in numerosi musei italiani e stranieri), ridotti a un aspro monocromo bruno illuminato dalle febbrili e dorate figurine dei frati. Tornato a Genova nel 1735, compose numerosi quadri di soggetto religioso con ampi e ariosi paesaggi marini (S. Antonio che predica ai pesci, Genova, collezione privata) e scene di vita aristocratica (Ricevimento in un giardino ad Albaro, Genova, Palazzo Bianco). Nell'ambito della cultura artistica del Settecento l'arte di Magnasco rappresenta una delle più compiute ricerche di espressività per mezzo della pittura di tocco, mentre i suoi temi riflettono pienamente una società dominata da un lato da una “poveraglia” pittoresca, truculenta e salmodiante, dall'altro da un'aristocrazia chiusa e cupa.

Bibliografia

B. Geiger, I disegni del Magnasco, Padova, 1945; idem, Magnasco, Bergamo, 1949; A. Morassi, Mostra del Magnasco, catalogo, Genova, 1949.

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