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Manùzio, Aldo

detto il Vecchio, umanista, editore e tipografo italiano (Bassiano Romano, Velletri, ca. 1450-Venezia 1515). Dopo avere studiato il latino a Roma, studiò il greco a Ferrara, sotto la guida di G. B. Guarino; fu poi alla corte di Carpi, come precettore dei nipoti di Pico della Mirandola. Nel 1490 si trasferì a Venezia e, dopo un apprendistato presso la tipografia di A. Torresani (di cui sposò la figlia e al quale si associò, dal 1508), iniziò un'attività in proprio inaugurata dalla pubblicazione (1495) degli Erotemata di C. Lascaris. Continuò con una serie di splendide e insuperate edizioni, tra cui la celebre Hypnerotomachia Poliphili (1499), uno dei capolavori dell'illustrazione del libro, avvalendosi della collaborazione dei più famosi umanisti del tempo, che riunì nell'Accademia Veneta, da lui fondata nel 1502. Nel 1501, con un'edizione oggi rarissima dell'Eneide di Virgilio, adottò un formato in ottavo, creando il prototipo del libro moderno. Data da questo periodo l'uso del carattere da lui chiamato cancelleresco, ma più noto come carattere aldino o italico, inciso per lui da Francesco Griffi a Bologna, e che fu il carattere più usato in tutto il sec. XVI. Editore di numerosi testi, soprattutto greci e latini (Aristotele, 1498; Lucrezio, 1500; Demostene, 1500; Platone, 1513) ma anche italiani (Dante, Poliziano, le Epistole di Caterina da Siena) e autore di una grammatica greca e di una latina, favorì la diffusione dell'ellenismo. § Il figlio terzogenito Paolo (Venezia 1512-Roma 1574), riaprì nel 1535 la tipografia paterna, la cui attività era stata proseguita da Torresani, ma che ormai era chiusa dal 1529. Chiamato a Roma da papa Pio IV a dirigere la tipografia del Popolo Romano, voluta dal pontefice, vi rimase dal 1561 al 1570. Abbandonata l'attività tipografica, da lui sempre considerata secondaria, visse a Venezia, Milano e Roma dedicandosi allo studio dell'antichità classica, pubblicando traduzioni e commenti di classici greci e latini che gli valsero fama di insigne latinista. Sono rimasti famosi i suoi commenti a Cicerone e soprattutto il De civitate Romana (postumo, 1585). All'attività tipografica si dedicò anche suo figlio Aldo detto il Giovane (Venezia 1547-Roma 1597), ingegno precocissimo, che pubblicò nell'adolescenza la sua prima opera (sui problemi di lingua). Insegnò inoltre retorica a Bologna, Pisa e Roma e scrisse fra l'altro Vita di Cosimo I de' Medici (1586), Le attioni di Castruccio Castracani (1590) e 300 lettere volgari (1592). Collaborò con Torresani e con i Giunta in imprese tipografiche ed editoriali, dirigendo dal 1590 alla morte, per incarico di Clemente VIII, la Tipografia Vaticana.

Bibliografia

Autori Vari, Scritti sopra Aldo Manuzio, Firenze, 1955; E. Pastorello, L'epistolario manuziano, Firenze, 1957; L. Balsamo, A. Tinto, Origini del corsivo nella tipografia italiana del Cinquecento, Milano, 1967; M. Dazzi, Aldo Manuzio e il Dialogo veneziano, Venezia, 1969; M. Lowry, Il mondo di Aldo Manuzio, Roma, 1984.