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Manciùria

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Generalità

Regione (1.986.400 km²; 129.190.000 di ab. nel 1999) della Cina, di cui costituisce il settore nordorientale diviso amministrativamente tra le province di Heilongjiang, Jilin e Liaoning. Affacciata a S al Po Hai e al Mar Giallo e limitata dalla Russia a N, dalla Corea a E e dalla Mongolia a W, la Manciuria si presenta come un insieme di basseterre ondulate o collinari chiuse tra elevati rilievi montuosi, quali il Grande Khingan a W, il Piccolo Khingan a N e le alteterre orientali culminanti nel gruppo del monte Changpai (2744 m), che si prolungano a SW nella penisola di Liaotung. Il settore centrale della Manciuria, prevalentemente pianeggiante, è attraversato da fiumi ricchi d'acqua che tributano sia al golfo del Liaotung, tramite soprattutto il Liaohe, sia allo stretto dei Tartari mediante il fiume Amur (Heilungkiang), che segna il confine settentrionale della Manciuria con la Russia e che convoglia le acque del Sungari. Il clima è di tipo continentale, caratterizzato però dal gioco alterno dei monsoni. Principali risorse economiche sono l'agricoltura (soia, kaoliang, cereali, barbabietole da zucchero, semi oleosi, cotone, tabacco, lino, canapa), l'allevamento ovino e caprino, lo sfruttamento forestale e quello del ricchissimo sottosuolo (carbone, scisti bituminosi, petrolio, minerali di ferro, magnesite); le industrie (siderurgiche, metallurgiche, meccaniche, chimiche, alimentari, del cemento, della carta e del vetro) sono ubicate nelle città di Anshan, Benxi (Pen-ch'i), Fushun, Harbin, Shenyang (Mukden), Changchun, Jilin, Dairen e Tsitsihar.

Storia: dall'impero cinese all'annessione al Giappone

Nel sec. III a. C. entrò a far parte dell'Impero cinese, limitatamente alla piana del Liao Ho, mentre la parte settentrionale rimaneva soggetta a tribù nomadi. Passò poi ai Wei settentrionali, al regno di P'o-hai, ai Ch'i-tau, agli Jurčin dell'Impero Chin e poi sotto la dinastia mongola degli Yüan, divenendo una provincia di confine dell'Impero cinese. Sotto i Ming, subentrati agli Yüan nel 1368, la Manciuria meridionale continuò a far parte dell'Impero cinese, mentre il centro e il nord restavano per lo più in mano agli Jurčin, che sul finire del sec. XVI diedero origine a una salda lega tribale che, sotto la guida di Nurhaci, del clan Aisin Gioro, costituì un potente khānato che si sarebbe successivamente impossessato di tutta la Cina (giugno 1644) instaurandovi la dinastia mancese Ch'ing. L'intera Manciuria tornò a essere una provincia dell'Impero cinese e, in quanto terra d'origine della dinastia regnante, godette, in una prima fase, nei confronti di essa, di un rapporto privilegiato, fungendo da sicura base di sostegno e da fonte di reclutamento dei cosiddetti “eserciti delle otto bandiere” (formati dall'aristocrazia militare locale e posti come guarnigioni in Cina) e ottenendone in cambio una politica di protezione degli interessi locali, economici ed etnici. Successivamente i legami tra dinastia e Manciuria andarono attenuandosi e gli interessi stranieri, che in quell'area già avevano iniziato a insinuarsi con il Trattato di Nerčinsk nel sec. XVII, andarono sempre più fortemente radicandosi nel corso del sec. XIX; nel 1860 la Russia ottenne una parte del litorale a sud-ovest di Vladivostok e, al termine della guerra cino-giapponese del 1894-95, la Manciuria, pur restando giuridicamente sottoposta alla sovranità cinese divenne, di fatto, oggetto delle mire imperialistiche della Russia zarista e dell'Impero giapponese. Sorse così da quell'epoca la cosiddetta “questione mancese” che ebbe il suo punto di sviluppo dalla contesa in atto tra i due imperi per il possesso del Liaotung. Dopo il crollo dell'Impero cinese (1912) anche la Manciuria risentì del movimento centrifugo innescatosi nelle province e verso la fine della prima guerra mondiale divenne, di fatto, territorio del dittatore Chang Tso-lin, il quale, al soldo della finanza giapponese, ne proclamò nel 1922 l'indipendenza. In realtà, specie dopo la conclusione dell'Accordo Lansing-Ishii (2 novembre 1917), con cui il Giappone otteneva dagli USA il riconoscimento dei suoi “speciali interessi”, la sudditanza della Manciuria nei confronti del Giappone divenne pressoché totale. In linea con gli intendimenti del Giappone, Chang Tso-lin si sforzò, pertanto, di attuare una riduzione della presenza sovietica (accordo per il condominio delle ferrovie manciuriane e rinuncia ai diritti precedentemente detenuti dalla Russia zarista sull'area mancese, 1924). Nel 1931, dopo un ulteriore rafforzamento dell'ingerenza giapponese in Manciuria, un attentato provocato lungo la linea sud-manciuriana, presso Mukden, da un'organizzazione giapponese di estrema destra (18 settembre), offrì al Giappone il pretesto per intervenire militarmente in Manciuria e per completare entro l'anno la conquista dell'intera area. Costretto Chang Hsüeh-liang, figlio e successore di Chang Tso-lin, a dimettersi, i Giapponesi insediarono in Manciuria il 17 febbraio 1932 lo Stato fantoccio, provvisoriamente repubblicano, del Manchukuo, a capo del cui esecutivo, per conferirgli parvenza di legittimità, fu posto, col titolo di “reggente”, il principe P'u Yi, ultimo imperatore della deposta dinastia mancese Ch'ing. La capitale prescelta fu Changchun. Un trattato concluso il 5 maggio 1932 impose alla Cina di sanzionare il fatto compiuto dell'annessione della Manciuria al Giappone.

Storia: dal 1934 al 1950

Il 1º marzo 1934, dopo un'ulteriore espansione giapponese verso lo Jehol, il Manchukuo fu trasformato in impero. Nel corso della seconda guerra mondiale la Manciuria, pur schierata accanto al Giappone, restò pressoché estranea al conflitto fino all'atto di dichiarazione di guerra dell'URSS al Giappone (1945). In caso di sconfitta del Giappone la sua sorte era stata predeterminata dalla Conferenza del Cairo (1943) e da quella di Yalta (1945). Anche dopo che a Tōkyō fu decisa la cessazione delle ostilità, le truppe sovietiche, che avevano occupato la Manciuria, proseguirono la loro avanzata cercando di occupare quanto più territorio riuscisse loro e mantenendo l'occupazione per consentire alle forze popolari cinesi di giungere a sostituirsi a loro al momento in cui avessero evacuato la Manciuria. Ciò causò il rinfocolarsi del contrasto tra i nazionalisti di Chiang Kai-shek e i comunisti e la Manciuria divenne teatro di durissimi scontri che terminarono solo con la presa di Mukden da parte dell'Armata di Lin Piao (1º novembre 1948) che suggellò il passaggio di tutta la Manciuria alle forze comuniste. Costituita la Repubblica Popolare Cinese (1º ottobre 1949) la Manciuria ne diventò una provincia (provincia di T'ung-pei, cioè del nord-est). Col Trattato di Mosca del 14 febbraio 1950, la situazione della regione venne definitivamente regolata e l'URSS si impegnò a restituire alla Repubblica Popolare Cinese, in cambio del riconoscimento della piena indipendenza della Repubblica Popolare Mongola (Mongolia Esterna), Port Arthur e Dairen e le ferrovie manciuriane.

Arte

Nei suoi più lontani riscontri l'arte in Manciuria reca il segno mediato o diretto della civiltà cinese, già presente in età neolitica con aspetti delle culture ceramiche di Yang-Shao e di Lung-Shan. Accanto a queste componenti essenziali figurano, con uguale importanza, elementi stilistici dell'arte nomade. A tali premesse storiche vanno ricondotte le varie manifestazioni artistiche prodottesi in Manciuria nel corso dei secoli: dagli aspetti provinciali della pittura cinese Han (decorazioni pittoriche murali nelle tombe di Ying-ch'èng-ssù e di Pei-yüan) all'architettura dei santuari rupestri dei Wei, così prossima, specie nella decorazione plastica, al complesso cinese di Yünkang (i due gruppi di templi in grotta del complesso di Wan-fo-tung sulle rive del fiume Ta-ling nella provincia di Liaoning), alle influenze dell'arte classica cinese dei T'ang che offre più termini di confronto (i resti della maggiore delle cinque capitali del regno di P'o-hai, nella provincia di Heilungkiang, fondata nel sec. VIII, presso Tung-ching-ch'êng, su modello di Ch'ang-an, capitale dell'impero cinese T'ang), fino a quell'autentica stagione artistica inaugurata dal regno Liao dei Kitan. L'arte Liao nella Manciuria (e con punte di penetrazione su vaste zone della Cina settentrionale) si identifica soprattutto nell'architettura delle pagode, dei templi e dei mausolei imperiali; tempio ligneo di Feng-kou-ssù (sec. XI) a Yi-Hsien nella provincia di Liaoning; le due pagode a pianta quadrata, “Pê-t'a” e “Nat-t'a” a Ch'ao-yang, del sec. XI, nella provincia di Liaoning; la tomba del sec. X scavata a Ta-ying-ssù, presso Ch'ih-fêng nella Mongolia Interna, ricca di oggetti funerari; i mausolei del sec. XI dedicati a Ch'ing-chou, al sesto, settimo e ottavo imperatore, con la vicina mole di sette piani della “Pagoda bianca”, o “Pai-t'a ssù”.

Bibliografia

F. C. Jones, Manchuria since 1931, Londra, 1949; J. Tamura, Y. Kobayashi, Tombs and Mural Paintings of Ch'ing-ling, Liao Imperial Mausoleums of the Eleventh Century A. D. in Eastern Mongolia, Kyōto, 1953; L. Sickman, A. Soper, The Art and Architecture of China, Harmondsworth, 1956; C. Rouart, Précis d'histoire de la Mandchourie, Parigi, 1978.

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