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Mansart, François

architetto francese (Parigi 1598-1666). Membro di una famiglia di costruttori, seguì la tradizione dopo l'apprendistato presso il cognato G. Gautier e presso lo zio M. Le Roy, collaborò con S. de Brosse, il cui influsso ebbe su Mansart carattere formativo come dimostra la giovanile facciata della chiesa dei Feuillants. A risolvere le implicazioni di una cultura artistica basata sulla grande tradizione francese del Rinascimento (Ph. Delorme, P. Lescot) nel monumentale classicismo barocco di cui l'opera di Mansart costituisce l'esempio più precoce, completo e normativo, intervennero lo studio degli ordini architettonici di Vitruvio e della trattatistica cinquecentesca (Serlio, Palladio) e un'intuitiva, anche se indiretta, conoscenza dell'architettura rinascimentale italiana. Da questa duplice matrice nacque il linguaggio formale, razionale e innovatore degli edifici di Mansart. Nei castelli (Berny, 1624; Balleroy, 1626) inventò un nuovo schema distributivo planimetrico con corpo centrale, ali e padiglioni laterali, perfettamente realizzato a Maisons-Laffitte (1642-51), unica opera completamente condotta secondo gli intendimenti e sotto la guida dell'autore. Nella chiesa parigina della Visitazione (Parigi, 1632-34) riprese lo schema classico della pianta centrale e quello della navata unica con cappelle, sull'esempio del Vignola, nella chiesa di Val-de-Grâce (1645), per Anna d'Austria, commissione che gli fu tolta per essere passata a Lemercier a causa di contrasti personali e di metodo. Nell'edificazione o riadattamento dei numerosi palazzi parigini (Guénégaud des Brosses, ca. 1650; Hôtel du Jars, 1648-50; de la Basinière, 1653-58) dimostrò estremo rispetto degli interventi precedenti e adattabilità ai vincoli. Nella partitura delle pareti esterne usò con frequenza (ala Gaston d'Orléans del castello di Blois dal 1635) ordini sovrapposti sobriamente proporzionati; negli interni procedette a una graduale semplificazione degli ornamenti, raggiungendo una semplicità palladiana che tuttavia non esclude l'uso garbato di espedienti prospettici in funzione scenografica, mentre a soluzioni barocche si avvicinò nell'articolazione delle piante e nell'organizzazione variata e imponente delle masse. L'avvento di Colbert al governo gli restituì il favore della corte, perduto ai tempi del cardinale Mazzarino, ma i progetti per l'ampliamento del Louvre (1664) e per la cappella funebre dei Borboni a Saint-Denis (1665) non furono mai realizzati.

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