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Mao Tse-tung

filosofo e uomo politico cinese (Shao-Shan, provincia dello Hunan, 1893-Pechino 1976). Figlio di un piccolo proprietario terriero, Mao manifestò assai presto uno spirito ribelle e una passione per il sapere che si legava strettamente alla sensibilità per la realtà sociale che lo circondava. Dopo studi avventurosi e spesso interrotti per mischiarsi ai primi moti rivoluzionari democratici della sua regione, Mao si diplomò alla Scuola normale di Changsha nel 1918. A Pechino si guadagnò da vivere come assistente presso la biblioteca universitaria, moltiplicando le conoscenze culturali e politiche. Dopo un intenso lavoro politico nello Hunan, sempre più ispirato dal marxismo, partecipò alla famosa riunione di Shanghai dei dodici fondatori del Partito Comunista Cinese (1921). Segretario di partito della provincia dello Hunan, elaborò prestissimo la linea dell'alleanza operai-contadini che poneva nella ribellione ed emancipazione contadina la leva materiale di massa della rivoluzione socialista (Analisi delle classi nella società cinese, 1926; Rapporto d'inchiesta sul movimento contadino nello Hunan, 1927). Dopo la repressione anticomunista del Kuomintang del 1927, Mao prese parte al “movimento dei soviet” e alle “basi rosse”, e quindi alla “Lunga marcia” (1934-35) con la quale l'Armata Rossa sfuggì all'annientamento e si trasferì dal Sud a Yenan. A lungo in opposizione rispetto alla direzione del partito, che oscillava fra spirito rinunciatario di destra e avventurismo di sinistra, Mao assumeva definitivamente la leadership, quale presidente del partito, nel gennaio 1935. Le sue doti eccezionali di stratega e di guida ideologica portarono alla vittoria contro l'occupante giapponese e contro il Kuomintang. Mao fu sempre sensibile al rafforzamento del potere dei contadini, cercandone il consenso attraverso l'opera del partito. Nel 1949 venne eletto presidente della nuova Repubblica Popolare Cinese e nella costruzione dello Stato socialista si preoccupò di garantire uno sviluppo equilibrato fra agricoltura e industria, mentre in campo ideologico elaborava le teorie dei “cento fiori” e della “rivoluzione ininterrotta”. Nel 1959 si dimise dalla carica di presidente della Repubblica mantenendo la presidenza del partito: da questa posizione diresse la battaglia ideologica contro il “revisionismo” sovietico, preparando quella rivoluzione culturale alla quale diede inizio nel 1966 nell'intento di sradicare i pregiudizi rimasti nella mentalità del popolo cinese, anche dopo le trasformazioni economiche operate in diciassette anni di governo socialista. Egli riuscì a salvaguardare la Cina dal pericolo della burocratizzazione insito nel processo d'industrializzazione, mettendo in primo piano le esigenze dell'uomo e offrendo nel contempo al Terzo Mondo un modello per la sua emancipazione economica e sociale (vedi maoismo). Fra le opere si ricordano quelle di argomento militare: Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina (1936), Problemi strategici della guerra partigiana antigiapponese (1938), Sulla guerra di lunga durata (1938); di carattere filosofico: Sulla pratica (1937), Sulla contraddizione (1937); di interesse ideologico e politico generale: Sulla nuova democrazia (1940), La dittatura democratica popolare (1949), Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo (1957); i cosiddetti “tre più letti”: In memoria di Norman Bethune (1939), Al servizio del popolo (1944), Come Yu Kung spostò le montagne (1945); sui rapporti fra arte e lotta di classe: Interventi alle conversazioni sulla letteratura e l'arte a Yenan (1942). Dopo la sua morte, un'apposita commissione del PCC è stata incaricata di raccogliere e di pubblicare i suoi scritti. In pinyn Mao Zedong.

Bibliografia

E. Snow, Stella rossa sulla Cina, Torino, 1967; Ciu Teh, La lunga marcia, Roma, 1971; Han Suyin, Mao Tse-tung. Una vita per la rivoluzione, Milano, 1972; J. K. Fairbank, Storia della Cina contemporanea, Milano, 1988.

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