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Marìa (madre di Dio)

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Biografia

Madre di Dio. Secondo il Nuovo Testamento discendeva dalla stirpe di David e ancor giovinetta fu promessa in sposa a Giuseppe, umile artigiano. Fedele nell'osservanza della Legge e dotata di virtù, fu scelta da Dio a essere la madre del Figlio suo unigenito nell'atto di assumere umana carne per dare manifestazione visibile alla sua opera di redenzione dell'uomo. Al turbamento di Maria davanti alla grandezza di tanto incarico, l'arcangelo Gabriele le risponde di non temere, perché quanto avviene in lei è opera dello Spirito Santo e al frutto del suo seno santissimo darà il nome di Gesù, a riprova che egli sarà il salvatore del suo popolo e del mondo intero. Maria si piega alla volontà di Dio e nell'esultanza del suo spirito si reca a Hebron, dove abita la cugina Elisabetta, che, ispirata da Dio, la proclama madre di Dio; in quel momento Maria prorompe nel cantico del Magnificat in ringraziamento a Dio (Luca 1,39-56). L'evangelista ci narra anche il turbamento di Giuseppe per il cambiamento prodottosi in Maria, ma dopo che l'angelo gli ha rivelato il mistero della sua maternità, si mette al servizio di Maria divenendo per Gesù un ottimo padre putativo (Matteo 1,18-20). Recatasi a Betlemme per il censimento ordinato dall'imperatore Augusto, Maria diede alla luce il figlio in una grotta e lo depose in una mangiatoia, fra un bue e un asinello (Luca 2,7). Assieme ai pastori e ai Magi adorò il figlio, vero Dio e vero uomo (Luca 2,16; Matteo 1,11) e quando Erode minacciò la vita del bimbo, lo portò in Egitto (Matteo 2,13-14), ritornando a Nazareth solo dopo la morte del re (Matteo 2,21). Maria è accanto a Gesù anche nella disputa al Tempio (Luca 2,42), alle nozze di Cana (Giovanni 2,7), dove lo spinse a compiere il suo primo miracolo, e sul Golgota, dove condivise nel suo cuore di madre i dolori della sua passione e morte (Giovanni 19,25-27). Con i discepoli del figlio, Maria fu presente nel Cenacolo e ricevette lo Spirito Santo; s'addormentò nel Signore forse a Efeso e fu assunta in cielo per virtù divina e in ossequio ai suoi meriti.§ Fin dai primi tempi del cristianesimo la meditazione sulla vita terrena di Maria suscitò un culto vivissimo nei suoi confronti e i primi scrittori cristiani vennero elaborando quella dottrina, che ricevette la sua consacrazione ufficiale nel Concilio di Efeso (431): Maria è madre di Gesù, ma Gesù è figlio di Dio, quindi Maria è madre di Dio. Assieme a questa altissima prerogativa un'altra le venne attribuita, la verginità: il concepimento di Maria è stato opera dello Spirito Santo (Matteo 1,20), in esso non vi è stata partecipazione dell'uomo, quindi Maria ha concepito in stato di verginità. Questa credenza ha portato i padri della Chiesa a concludere che Maria in vista della sua maternità divina sia stata preservata dal peccato originale e il Concilio Vaticano I ha riconosciuto l'Immacolata Concezione come dogma di fede. Quasi un secolo dopo (1950) è stato riconosciuto anche il dogma dell'assunzione di Maria al cielo. Questo complesso di verità dogmatiche costituisce la cosiddetta mariologiacioè lo studio della persona e delle opere di Maria Vergine sotto il profilo teologico.

Culto di Maria

Nella pietà cristiana il culto a Maria Vergine è sempre stato vivissimo (il suo nome è stato adottato anche come secondo nome di uomo) e le ha creato attorno un assieme di pratiche religiose molto frequentate dal popolo cristiano: ne sono testimonianza la bellissima preghiera dell'Ave Maria, quella non meno bella dell'Angelus Domini, le Litanie lauretane, che intessono una ricca corona di titoli con la preghiera alla Madonna, il rosario, che connette in strettissima unione la vita di Gesù con quella della sua madre santissima nella meditazione dei misteri dolorosi, gaudiosi e gloriosi, il mese di maggio consacrato alla Madonna, le sagre di paese dedicate alla Madonna del Rosario, i mille templi dedicati alla Vergine sotto i più vari titoli. A queste pratiche religiose, che hanno conservato intatto il loro valore affettuoso e reverenziale, si aggiungono i titoli di madre dei credenti e di mediatrice presso il trono di Dio. Altro attributo, che trova consenzienti molti teologi, è quello di corredentrice, perché il dolore che ha trapassato la sua anima ai piedi della croce, pur non avendo lo stesso valore infinito della passione e morte del Cristo, ha rappresentato la massima collaborazione che l'umanità poteva prestare all'opera di redenzione del figlio di Dio. Principali feste in onore di Maria Vergine: Annunciazione, 25 marzo; Assunzione in cielo, 15 agosto; Natività, 8 settembre; nome di Maria, 12 settembre; Immacolata Concezione di Maria, 8 dicembre.

Iconografia

Le prime raffigurazioni della Vergine risalgono ai sec. II-III (catacomba di Priscilla a Roma): la Madonna è rappresentata col Bambino tra le braccia, senza alcuna ricerca di individuazione fisionomica. L'arte bizantina creò vari tipi iconografici della Vergine, tra cui la Hodigìtria (conduttrice), in piedi col Bambino sul braccio sinistro; la Blacherniòtissa (dal nome della chiesa delle Blacherne, İstanbul), o Vergine orante; la Nikopoià (portatrice di vittoria), seduta col Bambino sulle ginocchia. A queste si aggiunsero via via altre figurazioni, come la Glikophiloùsa, stante e nobilmente vestita che vezzeggia Gesù, e la Galaktotrophoùsa o Madonna del Latte. Queste ultime due si diffusero anche in Occidente, dove il tema fu svolto con maggiore libertà iconografica, umanizzandone il contenuto. Il tema della Madonna col Bambino fu prediletto dalla pittura italiana: presente fin dal sec. IV nelle scene di adorazione dei Magi, dominò l'arte dei sec. XII-XIII particolarmente nel motivo della Vergine in Maestà, assisa in trono col Bambino sulle ginocchia, grave e ieratica. A questo si affiancarono successivamente temi più liberi: la Madonna protettrice o della Misericordia o del Manto, che raccoglie i fedeli sotto il mantello (frequente nei sec. XIII-XVI); la Madonna del Latte, la Madonna del Roseto, cara al gotico fiorito, la Madonna dell'Umiltà, seduta in terra col Bambino in braccio, la Vergine addolorata o Pietà, creazione del gotico tedesco e francese, molto sviluppata dall'arte successiva; l'Immacolata, tema diffuso dall'arte barocca, raffigurante la Vergine vestita di bianco che poggia sulla falce di luna e schiaccia col piede il serpente, simbolo del peccato originale. Oltre che isolata, la figura di Maria compare con grande frequenza nella rappresentazione di scene come l'Annunciazione, la Natività e l'Adorazione dei Magi, la Crocifissione, ecc., e naturalmente nei vari episodi dei cicli ispirati alla sua vita: nascita della Vergine, infanzia di Maria, morte della Vergine (o Dormitio Virginis), Assunzione.

Modi di dire

Il nome della Vergine è frequentemente usato in esclamazioni di dolore o di meraviglia: Maria Vergine!; Maria Santissima!; Gesù e Maria! (o Gesummaria!), e in locuzioni quali: fare viva Maria, rubare, saccheggiare, loc. che ha avuto origine nel 1799 dall'uso di dar la caccia ai rivoluzionari gridando “viva Maria” e rapinando; cercare Maria per Ravenna, cercare una persona dove non può trovarsi.

Bibliografia

Per la religione

G. M. Roschini, Vita di Maria, Roma, 1948; H. D. Rops, I Vangeli della Vergine, Torino, 1949; D. Bertetto, Maria nel dogma cattolico, Torino, 1950.

Per l'arte

L. Reau, Iconographie de l'art chrétien, Parigi, 1957; A. Grabar, Christian Iconography: a Study of Its Origins, Londra, 1969; F. Rossi, Immagine di Maria, Bergamo, 1988.