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Marat, Jean-Paul

uomo politico e rivoluzionario francese (Boudry, Neuchâtel, 1743-Parigi 1793). Di origine sarda, studiò medicina a Bordeaux, poi dal 1767 in Inghilterra, dove si laureò e dove aderì alla massoneria. In Inghilterra diede le prime prove del suo ingegno brillantissimo, occupandosi non solo di medicina, ma anche di politica, pubblicando A Philosophical Essay on Man (1773; Saggio filosofico sull'uomo), The Chains of Slavery (1774; Le catene della schiavitù) e due saggi di medicina, l'uno sulla gonorrea e l'altro sulle malattie degli occhi. Tornato in Francia, nel 1777 fu nominato medico delle guardie del conte d'Artois, il futuro Carlo X. Manifestò ben presto la sua avversione per ogni forma conservatrice sia in politica, sia nelle scienze. Pubblicò un piano sulla legislazione criminale che prevedeva l'abolizione della pena di morte e si rese inviso all'Accademia delle Scienze per le sue teorie sulla luce, sul calore e sull'elettricità. Critico tra i più feroci, venne imprigionato ed esiliato per i suoi attacchi, nel giornale da lui fondato nel 1789 (Le publiciste parisien, divenuto poco dopo L'ami du peuple), alle istituzioni rivoluzionarie (Assemblea, Municipalità, ecc.). I suoi articoli erano intrisi d'odio e non risparmiavano alcuno, da Necker a Mirabeau, da Lafayette a Brissot. Sostenitore della violenza, di carattere cupo, polemista nato, cominciò la sua attività politica diretta come membro dei cordiglieri (1791). Nel marzo del 1792, dopo un nuovo esilio, contribuì con i suoi articoli a preparare l'insurrezione antimonarchica del 10 agosto e fu tra i maggiori responsabili delle stragi di settembre. Eletto alla Convenzione in quello stesso anno, trasformato il suo giornale in Journal de la République Française, per sfuggire a una norma di incompatibilità tra pubblicista e deputato, cercò di portare il Paese alla dittatura, sorretto da Danton e Robespierre, tutti avversati dai girondini. La sua politica, che portò alla condanna del re (21 gennaio 1793) e alla costituzione del Tribunale Rivoluzionario (10 marzo), trionfò con la caduta dei girondini (2 giugno) dopo che egli stesso era stato arrestato e assolto dal Tribunale Rivoluzionario per aver invocato con i giacobinistegno del popolo contro Dumouriez (che era entrato in conflitto con la Convenzione per aver tentato di salvare il re) e gli stessi girondini accusati di voler dividere la Francia in piccole repubbliche federative. Risoluto a portare la Francia a un governo dittatoriale (necessario a suo parere, nei momenti di crisi, ma in realtà espressione del suo spirito antidemocratico), fu assassinato pochi giorni dopo (13 luglio) da Carlotta Corday, fanatica ammiratrice dei girondini, mentre era immerso nella vasca da bagno per curarsi da una fastidiosa malattia della pelle. Sostenitore di ogni diritto del popolo, Marat fu oggetto di un vero e proprio culto. Teorico della rivoluzione permanente proclamata come condizione indispensabile al progresso, non seppe enunciare alcuna dottrina, limitandosi a denunciare gli abusi del diritto di proprietà e a propugnare una legge agraria.

Bibliografia

A. Saboul, La Rivoluzione francese e il periodo napoleonico, Milano, 1967; G. Gaudenzi, R. Satolli, Jean-Paul Marat, Milano, 1989.