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Marini, Franco

sindacalista e uomo politico italiano (San Pio delle Camere, L'Aquila, 1933). Di estrazione operaia, Marini entrò presto a far parte del mondo sindacale. Iniziò ad avere importanti esperienze come dirigente sindacale tra i quadri della CISL a Biella e ad Avezzano. Chiamato a Roma da Pastore, fondatore del sindacato e allora ministro per il Mezzogiorno, verso la metà degli anni Sessanta si trovò a distinguere la sua posizione da quella della nuova dirigenza del sindacato. Divenuto presto leader del sindacato degli statali, mantenne fino al Congresso del 1969 una posizione critica, accentuando in seguito la sua opposizione all'unità sindacale sotto l'egida del sindacato comunista della CGIL. Rimasto in posizione minoritaria fino al 1979, anno in cui divenne segretario aggiunto di Carniti si adoperò poi per ricondurre il sindacato a quella fisionomia originaria che affondava le radici nel cattolicesimo sociale, nell'identità sociale del soggetto sindacale, in un corretto rapporto tra categorie e confederazione. Su tali presupposti fondò la direzione della CISL di cui fu segretario generale dal 1985 fino all'aprile 1991, quando si dimise per assumere la leadership di Forze Nuove e per accettare l'incarico di ministro del Lavoro, mantenuto fino all'aprile 1992. Nelle elezioni del 1994 e del 1996 veniva eletto deputato nelle liste del PPI, partito del quale sarebbe stato segretario dal 1997 al dicembre 1999. Nel 2001 è stato eletto deputato nelle liste della Margherita. Nel 2006, dopo la vittoria del centrosinistra alle elezioni legislative, veniva eletto presidente del Senato. Nel 2008, dopo la caduta del governo Prodi, veniva incaricato dal presidente della Repubblica di formare un nuovo governo, ma pochi giorni dopo rinunciava.

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