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Marshall, Alfred

economista inglese (Londra, 1842-Cambridge 1924). Laureatosi in matematica a Cambridge, insegnò economia a Bristol e poi a Cambridge (1885-1908). La sua influenza sul pensiero inglese del tempo e successivo fu determinante al punto che si è parlato non solo di una scuola marshalliana (o di Cambridge) ma perfino di un'“età” marshalliana. Eccellente teorico e tecnico, Marshall si servì largamente degli strumenti matematici creando inoltre per i suoi fini analitici un nuovo apparato concettuale. I suoi contributi fondamentali all'analisi economica si compendiano nella teoria del valore e nella determinazione delle condizioni di equilibrio del mercato. Egli considerò il valore determinato sia dall'utilità marginale sia dal costo reale soggettivo (disutilità del lavoro e astensione dal consumo in favore dell'investimento): domanda e offerta contribuiscono così a determinare il prezzo di un bene operando come le lame di un paio di forbici. Nell'ambito dell'analisi della domanda egli elaborò la nozione di “rendita o surplus” del consumatore che derivò da Dupuit. Nella teoria dell'offerta Marshall, servendosi del principio della produttività marginale, ha fornito una delle analisi più complete e approfondite, di cui si disponga, del comportamento dell'impresa in condizioni di concorrenza perfetta, introducendo concetti quali quelli di “economie interne ed esterne” e sviluppando una fondamentale analisi dei costi. A lui si deve anche il perfezionamento e l'applicazione del concetto di elasticità e una riformulazione della teoria quantitativa della moneta. Scrisse: Pure Theory of Foreign Trade (1879; La teoria pura del commercio internazionale), Pure Theory of Domestic Values (1879; Teoria pura dei valori nazionali), Economics of Industry (1879; Economia dell'industria), Principles of Economics (1890; Principi di economia), la sua opera fondamentale, Industry and Trade (1919; Industria e commercio), Money, Credit and Commerce (1923; Moneta, credito e commercio).

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