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Martini, Albèrto

incisore e pittore italiano (Oderzo 1876-Milano 1954). Si formò sotto la guida del padre, insegnante di disegno e buon copista di pitture antiche. Nel 1895 iniziò i disegni a penna per le illustrazioni de Il Morgante Maggiore di L. Pulci, seguiti poco dopo (1896) dalla serie (130) per La secchia rapita di A. Tassoni. Staccato da ogni contatto con l'arte del suo tempo, Martini studiò la grafica tedesca, soprattutto quella di A. Dürer, recuperandone, in un'ambigua attualità di tempo poetico, l'invenzione e l'aristocrazia tecnica. Dopo il 1905, attraverso le illustrazioni delle Storie straordinarie e delle Storie grottesche di E. A. Poe, Martini si staccò dalla rivisitazione dell'antico per accedere a una figurazione di estrazione ottocentesca, romantica e fantastica insieme, così visionaria e bizzarra da farlo considerare un precursore del surrealismo. In due diverse riprese nel tempo (1928-29 e 1941-42) si dedicò alla pittura, distinta nella sua produzione in “pittura alla maniera nera” e in “pittura alla maniera chiara”, comunque con esiti non pari al livello qualitativo dell'opera grafica, che annovera tra l'altro illustrazioni per la Divina Commedia, per le Fêtes galantes di P. Verlaine, per Les Orientales di V. Hugo, per le tragedie di Shakespeare, per i poemetti in prosa di Mallarmé; in litografia, oltre a molte stampe isolate, incise varie serie, tra cui la Danza macabra europea e le Trentuno fantasie bizzarre e crudeli. Si dedicò anche alla pittura a olio e ad acquerello; particolarmente felici i ritratti a pastello (Il cappello nero, Milano, Galleria d'Arte Moderna; Le piume rosa, Oderzo, Pinacoteca A. Martini).

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