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Masaryk, Tomáš Garrigue

uomo di Stato e filosofo ceco (Hodonìn 1850-Praga 1937). Allievo a Vienna di Brentano e a Lipsia di Wundt, dal 1882 fu professore di filosofia e sociologia all'Università di Praga. Partecipò attivamente alla vita culturale e politica, si batté contro lo sciovinismo, il clericalismo e l'antisemitismo. La profonda fede cristiana e l'idealismo di Platone furono la base di tutta la sua attività. Dal 1891 al 1893 fu deputato del partito dei Giovani Cechi, rieletto nel 1907 e nel 1911. Nel 1914 emigrò all'estero e divenne il capo della resistenza antiasburgica, appoggiandosi alle potenze occidentali. Organizzò l'esercito cecoslovacco in Russia, in Francia e in Italia; nel 1916 divenne il presidente del Consiglio nazionale a Parigi che poi, nel 1918, si trasformò nel primo governo della Repubblica cecoslovacca indipendente. Prima del ritorno a Praga, Masaryk fu eletto presidente (rieletto nel 1920, 1927 e 1934). Nel 1935 diede le dimissioni per motivi di salute. Come filosofo, rivoltosi in un primo tempo alla filosofia inglese (Hume, Mill) e al positivismo di Comte rifiutando l'idealismo tedesco, Masaryk sviluppò il proprio pensiero in una filosofia dell'esperienza umana nella sua totalità, che riconosce al sentimento, alle emozioni e alla volontà importanza pari alla ragione. Tra i suoi numerosi scritti si ricordano: La fondazione della logica concreta (1885), Il problema ceco (1895), Jan Hus (1895), Karel Havlíček (1896), La questione sociale (1898), L'uomo moderno e la religione (1899), Gli ideali umanitari (1901), La Russia e l'Europa (1913) e La rivoluzione mondiale (1925) tradotta in molte lingue.

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