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Masters, Edgar Lee

poeta statunitense (Garnett, Kansas, 1869-Filadelfia 1950). Terminati gli studi al Knox College, aprì uno studio d'avvocato a Chicago. Iniziò a scrivere per diletto e tra i suoi primi lavori si ricordano A Book of Verses (1898) e il dramma Maximilian (1902). Nonostante lo scarso valore delle poesie iniziali, che si rifanno scopertamente a Keats, Shelley, superò l'insuccesso di critica chiudendosi in se stesso e procedendo alle successive pubblicazioni con uno pseudonimo. La lettura dell'Antologia Palatina diede impulso alla stesura della Spoon River Anthology (1915; Antologia di Spoon River) che segnò il pieno riconoscimento della sua poesia. L'opera propone in chiave moderna il metodo epigrammatico come successione di epitaffi attraverso i quali gli abitanti di una cittadina di provincia rivelano dall'oltretomba le loro vite segrete, le aspirazioni frustrate, i paradossi dell'esistenza. La raccolta, anche se una parte della critica ne ha ridimensionato la portata letteraria, resta un esempio di poesia “antilirica”, tesa alla rivalutazione del microcosmo provinciale e alla condanna dell'ipocrisia puritana. I contenuti furono ripresi da numerosi scrittori americani, tra cui Sherwood Anderson e Sinclair Lewis. Le susseguenti numerose raccolte poetiche di Masters – autore anche di una autobiografia, di alcuni romanzi, di biografie letterarie e opere polemiche – non aggiunsero molto alla sua fama.

Bibliografia

R. Sanesi (a cura di), Poeti americani da E. A. Robinson a W. S. Merwin, Milano, 1958; G. Sertoli, La piccola commedia di Spoon River, in “Studi Americani”, 12, 1966; F. Vollemberg, Masters and His World, New York, 1986.

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