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Mastro don Gesualdo

romanzo di G. Verga, pubblicato nel 1889. L'interesse e il sentimento sono i due temi del romanzo, che si contrappongono, coincidendo con due mondi inconciliabili: quello sanguigno dei Motta e quello umbratile dei Trao. L'anello di congiunzione dovrebbe essere il protagonista, Gesualdo Motta, che, sposando una Trao, tenta di conciliare la realtà degli affetti con quella degli interessi: ma è un “cattivo affare”, che precipita in una disperata solitudine l'ex manovale divenuto un ricco borghese e imparentatosi con la nobiltà feudale. Accanto a Gesualdo, eroe e succubo della “roba”, esistono anche gli eroi e le vittime del sentimento: don Diego e don Ferdinando Trao che, nella loro squallida miseria, si chiudono nell'assurdo orgoglio della loro nobiltà di sangue; la loro sorella, Bianca, che cerca invano nell'avventura amorosa con un cugino “baronetto” di sottrarsi ai fantasmi del passato ed è costretta a sposare Gesualdo, ricco ma plebeo; la figlia di Bianca e del cugino, Isabella, che dopo un'accesa avventura romantica si chiude in una gelida indifferenza; e infine Diodata, nella quale vive il mito siciliano della muliebrità docile e schiava e si personifica il motivo verghiano della rinuncia all'amore. A Gesualdo, rimasto solo, ormai lontano dalla terra e dalla “roba”, non avanza che una morte disperata e polemica, resa ancor più tragica dal cinismo e dal pettegolezzo dei servi. Nel crollo di tutte le fedi muoiono con lui il mito romantico dell'eroe in lotta con il destino e il mito naturalista dell'eroe necessariamente soccombente al destino e nasce il nuovo mito della solitudine esistenziale dell'uomo moderno.

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