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Matèra (città)

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capoluogo della provincia omonima, 401 m s.m., 387,98 km², 60.171 ab. secondo una stima del 2007 (materani), patrono: Maria Santissima della Bruna (2 luglio) e sant’ Eustachio di Matera (20 settembre).

Generalità

Città della Basilicata situata sul versante occidentale dell'altopiano delle Murge, in posizione pittoresca sul ciglio della Gravina di Matera che confluisce nel fiume Bradano. L'abitato si presenta diviso in due parti: una antica, che si dispone sul margine scosceso di un profondo burrone e comprende il caratteristico complesso dei Sassi Barisano (a N) e Caveoso (a S), divisi dal promontorio roccioso su cui sorge il rione Civita; una più moderna, che si estende sull'altopiano a W con una sistemazione urbanistica impostata su arterie rettilinee, divergenti a ventaglio dal centro storico. "Per la pianta della città vedi pg. 291 del 14° volume." "Per la pianta della città vedi il lemma del 12° volume." Dal 1952 al 1960 i Sassi furono sgomberati e abbandonati per alcuni decenni, ma nel 1993 vennero dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO; sono adesso oggetto di un programma rivolto alla tutela e al restauro conservativo. La città subì danni nel terremoto del 1980; è sede vescovile.

Storia

Cospicui e importanti ritrovamenti testimoniano una continua presenza umana nel territorio da oltre 400.000 anni. Della città, di incerte origini (sarebbe da escludersi la derivazione da una supposta Mateola), si hanno notizie certe dal sec. XI. In età greca e romana fu probabilmente un centro di scarsa importanza. Incorporata dai Longobardi al Ducato di Benevento, fu devastata dai Franchi (876) e distrutta dai Saraceni nel 994. Ricostruita nel sec. XI, conobbe un periodo di floridezza sotto il dominio bizantino; nel 1064 fu occupata dai Normanni di Roberto Loffredi e nel 1133 venne assegnata al patrimonio regio. Alla fine del sec. XV Ferdinando II d'Aragona la concesse in feudo a Giovanni Carlo Tramontano, ucciso in una sollevazione popolare nel 1514. Fu poi dominio degli Orsini, ma, riscattatasi nel 1638 dalla feudalità, ottenne definitivamente l'autonomia. Capoluogo della Basilicata dal 1663, nel 1806 fu privata di tale funzione in favore di Potenza. Nel 1927 venne elevata a capoluogo di provincia.

Arte

Nel quartiere Civita è il duomo (1268-70), il monumento più importante della città. La facciata, ornata da un grande rosone circondato da rilievi, si apre in un unico portale recante nella lunetta una statua della Madonna della Bruna; l'interno a tre navate, rimaneggiato in forme barocche nel 1627, custodisce opere d'arte di alto valore artistico, tra cui un coro ligneo intagliato del sec. XV, un grande presepio in pietra policroma (sec. XVI) e la tela dell'Assunta e santi (1627) di scuola veneziana; notevole la cappella dell'Annunciazione, con volta a cassettoni e pareti con nicchie (sec. XVI). Interessanti esempi di architettura medievale (sec. XIII) sono le chiese di San Giovanni Battista e di San Domenico (in stile romanico pugliese, ma ampiamente rimaneggiate nel Seicento). L'architettura barocca ha i suoi maggiori esempi nelle chiese del Carmine (1608-10), di San Francesco di Assisi (edificata su un'antica chiesa ipogea del sec. XIII e rifatta nel sec. XVII) e di Sant'Agostino, eretta nel 1594 e ricostruita nel 1750; nell'interno, a una navata, è un fonte battesimale in pietra del sec. XVI. Risale alla fine del sec. XV il castello Tramontano, costruito sui resti di una precedente fortificazione normanna e rimasto incompiuto. Di eccezionale valore storico-artistico sono i Sassi Caveoso e Barisano, con le case scavate nel tufo e irregolarmente sovrapposte lungo gli avvallamenti. Nel primo, il più primitivo, gli edifici sono in gran parte scavati nel tufo. Notevoli sono le chiese di San Pietro Caveoso (eretta nel 1656 su una chiesa precedente), di San Giovanni in Monterrone e di Santa Maria de Idris, le quattro chiese del Convicinio di Sant'Antonio (Sant'Eligio, San Donato, Tempe Cadute e Sant'Antonio Abate), la chiesa di Santa Lucia alle Malve, il cimitero barbarico nel rione Malve e il monastero di San Donato. Il Sasso Barisano è meno esteso e più strutturato del primo ed è anche quello più restaurato, ma gli edifici comprendono cospicue parti scavate nel tufo. Vi si trovano le chiese di San Pietro Barisano e di Sant'Agostino, eretta nel 1594 su una chiesa rupestre dedicata a San Guglielmo (sec. XII) e rifatta nel 1750.

Musei

L'ex monastero di Santa Chiara è sede del Museo Nazionale Archeologico “Domenico Ridola”, che accoglie un'importante raccolta paletnologica e archeologica. Il palazzo Lanfranchi ospita il Museo Nazionale d'Arte Medievale e Moderna, che espone i quadri della Pinacoteca D'Errico, con dipinti dei sec. XVII e XVIII in gran parte di scuola napoletana, opere sacre e parte della collezione di Carlo Levi. In una casa scavata nella roccia, a Sasso Barisano, è il Museo-Laboratorio della Civiltà Contadina.

Economia

La città basa la propria economia sul commercio dei prodotti agricoli e zootecnici (soprattutto bovini). L'agricoltura produce cereali, barbabietole da zucchero, tabacco, cotone, ortaggi, frutta, uva da vino e olive. L'industria opera nei settori metalmeccanico, edile, alimentare (pastifici e oleifici), del mobile e dei materiali da costruzione. Di notevole importanza è il turismo, attratto dal ricchissimo patrimonio artistico della città. Ancora fiorenti sono le tradizionali attività artigianali: lavorazione artistica di legno, argilla, terracotta, tufo, cartapesta, fibre tessili, paglia, cuoio e metalli.

Curiosità e dintorni

Tra agosto e settembre si svolge il festival dedicato al compositore materano Egidio Romualdo Duni (1709-1775). La città diede i natali, inoltre, al poeta Tommaso Stigliani (1573-1651).Il Parco delle Chiese Rupestri del Materano offre uno dei più spettacolari paesaggi d'Italia; vi si trovano circa 150 chiese rupestri, tra cui quella della Madonna delle Tre Porte, con affreschi di varie epoche, quella della Madonna della Croce (con graffiti e un affresco del sec. XV nell'abside), quella di Santa Maria della Valle detta “la Vaglia” (con notevole facciata del 1280) e quella di San Pietro in Principibus, con impianto a basilica. Nei dintorni sorgono alcune masserie fortificate, testimonianza di un passato agricolo dominato dal latifondo, e il santuario della Madonna di Picciano, la cui chiesa, a tre navate, conserva un altare in pietra con sculture policrome e un quadro della Madonna di Picciano in stile bizantino. Nella zona inoltre sono stati trovati molti resti preistorici, tra cui manufatti paleolitici nella grotta dei Pipistrelli, che ha ridato, come la vicina grotta Funeraria, anche reperti neolitici. Infatti un aspetto particolare del Neolitico medio è detto cultura di Matera-Capri ed è caratterizzato da ceramica impressa o graffita associata ad altra dipinta a bande rossicce; gli insediamenti sono villaggi all'aperto, talvolta trincerati; si hanno sepolture con deposizione a corpo rannicchiato.