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Melèzio di Licòpoli

vescovo (m. 325 o 326). Animato da severo rigorismo, chiamò indegni i cristiani che sotto la persecuzione di Diocleziano erano fuggiti davanti al martirio e dichiarò decaduto Pietro, patriarca di Alessandria, che si era nascosto per sottrarsi alla morte. Di sua iniziativa nominò vescovi e preti nelle sedi vacanti e alla fine della persecuzione si oppose alla riammissione dei lapsi. Deposto, organizzò la “Chiesa dei martiri”. Nel 308 fu condannato al lavoro nelle miniere e tornò con l'aureola del martire. I suoi seguaci, detti meleziani, continuarono la sua opera per tutti i sec. IV e V e scomparvero solo all'inizio del VI.

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