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Melantóne, Filippo

(tedesco Philipp Schwarzerd). Riformatore luterano e umanista tedesco (Bretton 1497-Wittenberg 1560). Figlio di un armaiolo e maestro d'armi, ricevette una formazione classica e studiò all'Università di Heidelberg, dove nel 1511 divenne baccelliere artium. Nel 1512 s'immatricolò all'Università di Tubinga; qui, nel 1514, ottenne il titolo di magister. Insegnò latino e si specializzò in greco e in ebraico. Nel 1518 scrisse la celebre orazione De corrigendis adolescentium studiis, una sorta di manifesto di rinnovamento degli studi in senso umanistico (a questa attività si dedicò costantemente, tanto da meritare il titolo di praeceptor Germaniae). Nel 1519 assistette a Lipsia alla “disputa” tra Eck e Lutero e fu colpito dalle idee di quest'ultimo. Si diede allo studio della teologia e ne ebbe i titoli di insegnamento. Nel 1520 si sposò con Katharina Krapp, figlia del borgomastro di Wittenberg, e da allora la sua attività a sostegno del diffondentesi luteranesimo fu sempre più intensa con la parola, con gli scritti, con l'azione politica. Polemizzò in favore di Lutero contro il teologo piacentino T. Radini Tedeschi (1521); pubblicò la prima stesura dei Loci communes (1520-21), che nelle redazioni successive (Loci Theologici) divennero famosi come una sorta di manuale sistematico della dottrina luterana. Dal 1519 alla morte l'apporto culturale di Melantone fu enorme, anche quantitativamente, nei più disparati campi (umanistico, pedagogico, filosofico, teologico, esegetico-biblico, linguistico, geografico, storico, ecc.). Partecipò attivamente all'organizzazione delle chiese luterane; sue sono le prime istruzioni (Istruzione ai visitatori dei parroci, 1527). Nel 1530 ad Augusta redasse e lesse la Confessio (Confessione Augustana) sottoscritta da sette principi e da due Stati a sostegno sia pur moderato del luteranesimo. Rispetto a Lutero, tuttavia, egli, umanista, tenne posizioni più cattolicizzanti. Negli ultimi trent'anni della sua vita Melantone fu presente in tutti i “momenti” fondamentali dello scontro Riforma protestante-Chiesa romana. Dopo la morte di Lutero (1546), condusse una violenta polemica contro Osiander e Flacio Illirico sugli adiaphora, cioè su quei punti della dogmatica cattolico-romana che alcuni luterani consideravano “indifferenti”, non fondamentali per una retta comprensione del luteranesimo. In campo educativo riuscì a realizzare un felice equilibrio fra la tendenza “realistica” di Lutero e quella più formale e più preoccupata dell'eleganza e dell'armonia letteraria rappresentata da Erasmo, di cui rimase sempre ammiratore.

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