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Mena, Juan de-

poeta e umanista spagnolo (Cordova 1411-Torrelaguna, Madrid, 1456). Studiò a Salamanca e poi a Roma, dove entrò in contatto con la cultura rinascimentale. Cronista e segretario del re Giovanni II, tentò un rinnovamento della lingua spagnola, che arricchì di neologismi e di costruzioni latine. Tradusse dal latino un compendio dell'Iliade. La sua opera maggiore è El laberinto de Fortuna o Las trescientas (1444; Il labirinto d'amore o Le trecento), poema allegorico di trecento ottave in dodecasillabi, considerato opera capitale nella poesia del Quattrocento ispanico. Poema molto complesso, poiché al di là delle complicate allegorie e delle imitazioni dantesche e classiche Mena esprime tutta la propria tormentata spiritualità, spingendosi persino all'aperta protesta contro lo stato sociale del tempo, El laberinto è soprattutto importante per i suoi valori stilistici e di linguaggio, e quale espressione di una cosciente volontà di creazione poetica. In tal senso può collocarsi a fianco di un altro capolavoro, le Soledades di Góngora. Oltre ad alcune brevi composizioni giovanili di tema amoroso e stile raffinato, raccolte in canzonieri dei sec. XV e XVI, Mena scrisse altri due poemetti allegorici e italianizzanti, ispirati a Dante: Claro escuro, curiosa e calibrata mescolanza di linguaggio erotico stilizzato da canzoniere e di linguaggio oscuro di allegoria, e La coronación del Marqués de Santillana, in cui il tema è soltanto il pretesto per un grande affresco mitologico-allegorico. Di secondaria importanza è la sua produzione prosastica. Profonda l'influenza esercitata da Mena sui poeti posteriori, per almeno due secoli.

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