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Metèlli

(latino Metelli), famiglia plebea romana della gens Caecilia. Numerosi suoi esponenti ebbero posizioni di primo piano a Roma tra il sec. III e il I a. C. Tra i più importanti: Lucio Cecilio che, console nel 251 e nel 247 a. C., pontefice massimo dal 243, dittatore nel 244, sconfisse i Cartaginesi a Panormo nel 250. Quinto Cecilio, figlio del precedente, console nel 206 a. C., combatté contro Annibale nel Bruzio, ma senza successo; fu lui che fece incarcerare il poeta Nevio per la sua famosa dichiarazione che fato Metelli Romae fiunt consules giocando sul doppio senso della parola fato (per destino-disgrazia i Metelli diventano consoli). Quinto Cecilio Macedonico, console nel 143, censore nel 131 a. C., ridusse nel 148 la Macedonia a provincia romana; sconfisse gli Achei a Scarfea nel 146; combatté in Spagna, eresse due templi a Juppiter e Giunone che decorò con statue di Lisippo predate in Grecia. Ottimo oratore, avversò i Gracchi (Tiberio Sempronio e Gaio Sempronio). Quinto Cecilio Numidico, console nel 109 a. C., sconfisse nel 108 Giugurta a Mathul, ma per la fiacca condotta della guerra fu poi rimpiazzato nel comando da Mario. Avversario della riforma agraria di Glaucia e Saturnino, andò in esilio a Rodi da cui rientrò nel 99. Quinto Cecilio Pio, così soprannominato per l'impegno messo nel far richiamare dall'esilio il padre, ebbe parte di rilievo nella guerra sociale, combatté i Mariani in Africa e Sertorio in Spagna. Quinto Cecilio Cretico, console nel 69 a. C., derivò il soprannome dalla conquista di Creta ottenuta in seguito a un'impresa contro i pirati condotta con implacabile ferocia. Gli fu avversario Pompeo. Quinto Cecilio Nipote, console nel 57 a. C.: tribuno con Catone, nel 62 fece espellere il collega dal Foro quando questi si oppose alla sua proposta di far venire a Roma Pompeo con l'esercito per rimettervi ordine, ma lui stesso poi dovette rifugiarsi in Asia presso Pompeo. Quinto Cecilio Celere combatté in Asia con Pompeo, collaborò con Cicerone nella repressione della congiura di Catilina, governò la Gallia Cisalpina, rivestì il consolato nel 60 a. C., respingendo una legge agraria a favore dei veterani di Pompeo: morì forse avvelenato dalla moglie Clodia, amante di Catullo, sorella di Clodio suo accanito avversario.

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